Ruinò a terra l'altissimo muro, ed i cittadini più non l'ebbero in cura.
Parve a tutti la mole gigantesca della statua essere una divinità.
Nell'anno quattrocento uno dopo l'anno millesimo.
Nel nono giorno di dicembre cadde il monumento da ogni parte.
Tale ruina ebbe luogo correndo la quinta indizione.
Girgenti continua a portare sul suo stemma i tre giganti e le rovine dell'Olimpion, dal popolo chiamate col nome di «Palazzo dei Giganti».
Oggi del gran tempio non resta altro da vedere che la sua pianta, che si è potuta formare per l'assetto dato alle rovine, e la sua grandezza mette stupore.
Ai lati si è formato un argine di macerie coperto di piante selvagge; alcuni olivi hanno messo radici fra le rovine. La massa maggiore è dalla parte di ponente, dove i pezzi giganteschi sono ammucchiati gli uni sugli altri, e sotto vi sono dei frammenti di colonne nelle cui scannellature un uomo trova comodamente posto. Però, per quanto questo ammasso sia grande, appare piccolo in rapporto al tutto, e fa anzi ritenere che la maggior parte del materiale sia stato portato via.
Con le pietre quadre di uno di questi templi fu costruito, al tempo di Carlo III, il molo attuale di Girgenti. Nel mezzo del pavimento libero, vi è disteso uno di quei giganti che servivano da cariatidi. È formato di varî mazzi di tufo calcareo conchiglifero, uniti l'uno all'altro.
La testa gigantesca, a causa delle intemperie e della caduta, è informe, ha capelli inanellati e un berretto frigio; le braccia sono sollevate in alto per sostegno, come nelle cariatidi.