Certo, questa dimora esercitò la sua influenza sul giovane Ferdinando: egli stesso ha lasciato detto che forse non avrebbe scritto la Storia di Roma nel medioevo, se non avesse trascorso la sua giovinezza in quel vecchio castello dei cavalieri tedeschi. Si aggiunga a questo la rivoluzione della Polonia nel 1830, quando egli aveva nove anni, di cui udì narrare tutte le fasi, e gli episodi più impressionanti e le memorabili gesta. Sin da allora ei dovè cominciare ad appassionarsi ai grandi fatti del passato, ricollegandoli a quelli del tragico e sanguinoso presente, e a comprendere l'odio contro l'oppressore e la pietà per l'oppresso.

Nel 1831 al giovane Gregorovius morì la madre di etisia, e poco dopo egli fu dal padre mandato in ginnasio, a Gumbinnen, in casa di un suo zio. Terminati nel 1835 questi studi, passò all'Università di Königsberg, per seguire i corsi di teologia, continuando così una tradizione della famiglia, giacchè l'avo, il padre ed il nonno di suo padre erano stati pastori evangelici alla stessa parrocchia nella Prussia orientale. Ma la teologia non rappresentava pel giovane studente la sua più alta aspirazione ed in breve ei l'abbandonò per dedicarsi invece interamente agli studi filosofici, letterari e storici. Kant ed Hegel, spiegati da Carlo Rosenkranz, lo entusiasmarono e per un momento si credette destinato a diventare egli pure un filosofo.

Non pertanto, per esaudire un desiderio di suo padre, nel 1841 sostenne felicemente gli esami di teologia; dopo di che abbandonò Königsberg, e vagabondò per qualche tempo in cerca della propria via, dopo essersi laureato anche in filosofia con uno studio sul Senso del bello in Plotino e presso i neoplatonici.

In questo periodo di transizione, quando ancora nella sua mente v'era qualcosa di caotico che impedivagli di vedere il dritto cammino che gli si apriva dinanzi, compose molte liriche e un romanzo, Werdomar e Wladislaw, che apparve nel 1845. Fu il tributo del giovane scrittore al sorgente romanticismo tedesco che doveva poi tanto irritare Federigo Nietzsche. L'azione tutta fantastica si svolgeva nel mondo in cui era vissuto, sul confine tedesco-polacco. Il libro non ebbe un grande successo, ma fu letto, sopratutto a Königsberg. Le sventure della Polonia scossero e commossero fortemente Ferdinando Gregorovius, il quale, nel 1848, riassunse sulla questione le sue idee in un opuscolo, L'idea polacca. Più tardi pubblicò, sullo stesso argomento, una raccolta di liriche, Polen und Magyarenlieder (Canzoni polacche e magiare).

Già in questi suoi primi lavori palpitava quel sentimento della vita dell'umanità, quell'alto ideale umano che fu — come ha detto Domenico Gnoli — come la stella a cui per tutta la vita sollevò l'occhio dell'anima. «Io credo — scriveva nel romanzo sopra ricordato — nell'umanità e nel suo genio». E in un altro suo scritto vagheggiava «la fratellanza di tutti gl'interessi, di tutte le religioni, di tutte le culture».

Nel primo centenario di Goethe pubblicò un caratteristico studio, Mastro Guglielmo ne' suoi elementi socialisti, nel quale Goethe appare come il Colombo della Germania che ha scoperto l'America dell'Umanesimo.

L'anno 1851 segna una data di grande importanza pel grande storico, perchè in quest'anno egli, per la prima volta, rivolse la sua attenzione su Roma e su Roma scrisse una specie di biografia drammatica, una tragedia, La morte di Tiberio, che se non era un'opera di grande valore artistico e teatrale, appariva già come un preludio alla sua grande opera avvenire sulla città dei Cesari. E difatti, poco dopo cominciò la Storia dell'Imperatore Augusto, che più tardi rifece ed ampliò.

In questo anno, 1852, avvenne un fatto che ha la sua importanza biografica: il pittore storico Luigi Bornträger, suo carissimo amico, su consiglio dei medici, partì per l'Italia e Gregorovius decise di seguirlo. Visitò dapprima Venezia, poi, nell'estate, percorse la Corsica, che illustrò in due volumi, si fermò a Firenze, donde proseguì per l'Isola d'Elba, poscia Roma, Napoli, tutta l'Italia meridionale e la Sicilia. Fu in questa sua peregrinazione attraverso la penisola che scrisse per la Gazzetta d'Augusta molti dei capitoli che figurano in queste Passeggiate per l'Italia, apparse in Germania in cinque volumi sotto il titolo di Wanderjahre in Italien, editi dal Brokhaus di Lipsia; e cioè i capitoli: «San Marco in Firenze», «Melodie toscane», «L'Isola d'Elba», «Idilli delle spiagge romane», «Il Ghetto di Roma», e negli anni successivi gli altri che formano questa raccolta.

In queste monografie il suo ingegno aveva trovato la forma spontanea, originale in cui manifestarsi in tutta la sua ricchezza, riunendo in un genere nuovo, nel paesaggio storico, le forze e le attitudini varie che aveva esercitato ne' suoi lavori di gioventù: il pensiero del filosofo e la fantasia del poeta, la tavolozza del pittore e la ricerca dell'erudito.

Ecco quello che ne ha scritto un poeta di fama ed un conoscitore di cose romane di valore indiscutibile, Domenico Gnoli: