Natura il fece, e poi ruppe lo stampo.
Un'altra canzone comincia col noto verso di Dante:
Donni ch'aviti 'ntellettu d'amuri.
Inoltre vi è un'altra fonte d'intimi rapporti in questo paese tra la poesia popolare e quella letteraria, fonte che deriva dalla natura stessa del popolo. Infatti anche la poesia popolare degli Italiani ha in sè qualche cosa di letterario, perchè il popolo italiano è artista per natura.
Il senso della bellezza delle forme diffuso in tutte le classi, il fine gusto per la misura, la grazia naturale dei movimenti, il modo di vestire, il contegno che rendono gli Italiani (e questo lo ammettono anche i loro più acri nemici) molto superiori a tutti gli altri popoli, si manifestano meglio che altrove nella canzone popolare. In essa si riscontra un'arte di poetare che è divenuta una seconda natura, oppure una natura che senza sforzo si trasforma in arte. La poesia elevata non è che il canto popolare meglio abbigliato, e le ottave popolari composte non senza arte, risplendenti di metafore belle e talvolta anche meravigliose, somigliano alle belle donne della campagna quando, nei giorni di festa, si adornano con orecchini rilucenti, con collane di coralli e con anelli d'oro.
La poesia popolare italiana è ricchissima d'immagini, ed offre ai poeti elevati un tesoro inesauribile in cui essi possono attingere, tanto più che la metafora, questa polvere variopinta che riveste le ali della Musa, si è quasi dispersa nella loro poesia moderna. La metafora è qualche cosa di più di un semplice ornato nell'architettura di una poesia; essa è il mutevole spirito della fantasia che dà bella veste ai pensieri, che toglie alla rappresentazione delle cose la sua dura uniformità, che le rende poetiche e le mette in rapporto con la vita morale e materiale. La metafora riposa nel senso della natura e dà significato agli innumerevoli collegamenti che sono in essa. Il poeta che lavora chiuso nel suo studio ha difficoltà a trovare le metafore, mentre per un poeta popolare è facilissimo, e sbaglierà solo se ne accumula troppe. Un poeta serbo paragona con bella immagine, le sopracciglia della donna amata alle nere ali aperte di una rondine; un poeta còrso dice che il cuore di un bandito è diventato per l'odio così piccolo, come una palla di fucile; un poeta siciliano chiede alla sua bella che sciolga i suoi capelli e li faccia fluttuare fuori della finestra, come una scala di seta. Queste immagini appaiono qua e là come fugaci meteore nella poesia letteraria, mentre il poeta popolare le semina a piene mani come fiori di una siepe vivente.
Quest'arte di personificare e di dipingere poeticamente le cose, è in generale un dono della poesia naturale, specialmente nel Sud ed in Oriente, e gli Italiani a questa qualità aggiungono anche la sottile e trasparente chiarezza dell'ingegno, ed anche una natura arguta che si diletta delle antitesi; di modo che la loro poesia popolare si avvicina assai a quella letteraria. L'Italiano è per eccellenza un logico, un abile dialettico, un avvocato nato, un sofista; non c'è niente di vago nella sua fantasia, non conosce il sentimentalismo, nè le mezze tinte, nè l'ansioso divenire e svilupparsi degli elementi della vita; così come il suo anno non conosce la lunga primavera, nè il suo giorno conosce il lungo crepuscolo. Le sue sensazioni sono estreme e pronte e guidate dal pratico impulso di una volontà cosciente e non dal desiderio doloroso. L'oscillare in una pena incerta che come un essenziale elemento della poesia nordica, le dà gli aspetti bellissimi di un tramonto, è interamente sconosciuto agli Italiani. Il Vigo per formare la sua raccolta ha chiesto, bene specificatamente, canti d'amore, di odio, di disprezzo, di gelosia, di abbandono, di lontananza e di nozze, e sono sicuro che un raccoglitore tedesco non avrebbe domandato tali motivi, mentre avrebbe trovato un numero incalcolabile di canzoni esprimenti sentimenti ed aspirazioni vaghe.
Nella poesia popolare italiana il concetto chiaro e la coscienza dello scopo frenano e limitano le sensazioni. Essa quindi non è lirica e musicale secondo le nostre idee, ma ha sempre qualche cosa di epico e di rappresentativo. La poesia popolare nordica è ricca di sentimento e di pensiero. La meridionale è graziosa ed arguta. La quantità di trovate e di motivi originali è meravigliosa e con tutto ciò rimane l'ingenua espressione dell'anima di un popolo che è bello, vivace ed arguto per natura. Io ho letto attentamente le due raccolte, la toscana e la siciliana, e le ho trovate tutte e due ugualmente forti nelle qualità sopra accennate. La ricchezza di motivi è ammirevole in tutte e due; gli eterni, e semplici stati del cuore vi sono continuamente ripetuti con nuove e incantevoli immagini. Tuttavia a me pare, e non ho paura di confessarlo al Vigo, che il canto popolare toscano sia più grazioso, più fiorito e più dolce di quello siciliano. Quantunque la raccolta siciliana contenga molte canzoni straordinariamente delicate, pure nell'insieme ne trovo di più nella raccolta toscana.
La poesia toscana ha tinte così delicate come quelle dei pittori di Siena e di Fiesole ed un movimento così bello come lo hanno le Grazie di Lippi, Botticelli e Ghirlandaio. E ciò non è opera solamente del melodioso dialetto che si parla sulle rive dell'Arno e dell'Ombrone, ma anche del temperamento degli uomini che in Toscana è più dolce ed in Sicilia più energico. La canzone popolare toscana è molto più lirica di quella siciliana, e quindi si accosta di più alla nostra poesia tedesca; ma è anche più libera da regole; la siciliana invece ha forme più artistiche e letterarie. Molte canzoni delle due raccolte hanno uno stesso motivo ed uno sviluppo quasi uguale, ed è difficile riconoscere se è la Musa toscana che è penetrata in Sicilia, o viceversa.
Mi limito a tradurre solo qualche ottava di questa bella raccolta siciliana, cercando di conservare per quanto è possibile l'originaria spontaneità e rinunciando così a crearmi la fama di un buon traduttore. Anche l'abilità di un Rückert si troverebbe imbarazzata nel riprodurre le quattro rime o le assonanze senza intaccare profondamente il senso e l'andamento della canzone. Non è possibile rendere l'incanto di simili poesie popolari; se ne può dare solo una pallida idea.