Bedda, ca tra li beddi si' fenici,

Nni lu me cori addumasti 'na lampa

Tu di li cori si' l'imperatrici,

E cu ti vidi pazziannu campa.

Zoccu si leggi a lu munnu o si dici,

E 'na faidda avanti a la to vampa;

Vinissi chiddu patri chi ti fici,

Fazi non nni pò chiù, persi la stampa.

Termino qui, augurando al signor Vigo una meritata fortuna alla sua opera. Egli ha conservato uno dei più bei monumenti della letteratura siciliana ed ha collocato un magnifico gioiello nel forziere in cui si conservano i tesori della musa popolare che noi Tedeschi apprezziamo tanto, sin dai tempi di Herder. È molto tempo che la letteratura italiana non produce niente che possa anche lontanamente paragonarsi a quanto hanno raccolto il Tigri e il Vigo dell'opera di pescatori, di contadini e di altri operai. È un riposo il leggere quelle raccolte e dimenticare lo sforzo delle povere rime stentate dei poeti letterati. Gl'Italiani possono ascrivere a grande consolazione il fatto che queste raccolte sieno venute alla luce in questo momento; perchè esse sono la più splendida apologia dell'Italia, sono il parlamento popolare delle Muse che innalza la sua voce anche all'estero, dove viene ascoltata con simpatia.