Finalmente, venne l’ora delle arringhe. Il Pubblico Ministero apriva la serie con un assai gustato movimento oratorio, incitando a mettere in libertà, a fregiare anzi di qualche nobile decorazione gl’imputati, che durante il processo i loro difensori si erano ingegnati di dipingere come dei fior di galantuomini, delle vittime, al solito, di una macchina montata in Questura da un funzionario ambizioso di rapida promozione. Ma, giungendo al sensale, aveva dovuto lasciar da parte i fulmini della sua eloquenza e contentarsi, tanto per l’onor dell’armi, d’insinuare che, per quanto non ci fosse alcuna vera prova contro di lui, pure la moralità dell’individuo autorizzava l’ipotesi che anch’egli fosse stato della banda — ciò che significava il ritiro quasi dell’accusa, una battaglia vinta per la difesa, la malizia del sensale che trionfava e lo tirava incolume dal brutto passo!...

Fra gli altri imputati, sulla sorte dei quali non era possibile alcuna illusione, vi fu un sordo movimento di collera, e delle occhiate bieche, delle imprecazioni corsero all’indirizzo del complice fortunato. Erano tutti dei tipi che si sarebbero lasciati tagliare a pezzi prima di dire una parola, ma ciò non impediva che facesse troppa rabbia, per Dio, mentre gli altri restavano presi come dei sorci inesperti nella trappola, vedere quello solo che riusciva a scamparsela, portandosi via anche il cacio!

Ma il sensale sembrava restasse quasi insensibile al fremito d’invidia suscitato in mezzo ai suoi compagni, come non comprendendo quanto terreno avesse guadagnato dopo la requisitoria del Pubblico Ministero. Egli non vedeva che sua moglie, divenuta d’una pallidezza da far paura, con le mani tremanti sulle ginocchia e il corpo che sussultava tutto ad ogni tratto nello sforzo di rattenere le lacrime. Il pensiero della propria difesa, della propria salvezza, passava in seconda linea per lui in quel momento; prima di tutto, al disopra di tutto, egli voleva veder cessato il supplizio della poveretta da lui medesimo esposta sulla croce così, il supplizio che sarebbe stato già tanto fiero per una che avesse avuto davvero quella macchia addosso, figurarsi poi per lei!... Provava un bisogno furioso di finirla, si sarebbe levato per gridare al suo difensore, che incominciava allora a parlare, di tacere, di rinunziare alla parola!...

Invece, l’avvocato pareva avesse tutt’altra voglia; dal giro che prendeva, si capiva come la sua arringa sarebbe durata un pezzo. Andava adagio, lasciando le frasi, sopratutto nell’esordio, cadere dalla sua bocca con una mollezza calcolata ed esasperante, passando con un crescendo sapiente dai piani quasi sussurrati, a certi forti d’una sonorità, assordante — come allorchè aveva evocato l’ombra del barone Spinosa perchè fosse venuto a testimoniare la verità sulla fortuna del suo difeso! Veramente, quella macabra idea di citare il morto all’udienza, aveva messo un po’ di ghiaccio nel pubblico.... L’oratore l’avea sentito, però se ne consolava sapendo che il passo male accolto era un effetto sbagliato, ma solitario nella sua arringa. La nota dominante era ben altra; il successo doveva consistere nell’ilarità che avrebbe destato, nel sapore boccaccesco largamente profusovi. La sua difesa era il riepilogo e l’illustrazione delle testimonianze udite prima, il contrappelo alla fama già tanto lacerata della Ricciuta.... A un certo punto, la disgraziata non avea potuto reggerci più, e s’era messa a piangere forte, colle dita negli occhi come una bambina, mentre l’avvocato s’interrompeva, sorpreso e contrariato. Vi fu una pausa, durante la quale il giovinetto avvocato che faceva più chiasso di tutti avea esclamato forte, tra un coro di risate:

— Guardate che commediante, questa.... buona serva di Dio!...

A tale uscita il sensale, che non sapeva contenersi più, aveva sentito il sangue ingorgargli il cervello! Pallido, coi pugni contratti, sgranando minacciosamente gli occhietti grigi, era scattato in piedi e pareva schizzasse veleno contro la folla, mentre la donna continuava a piangere in mezzo agli zittii del pubblico infastidito. Ogni lacrima di lei gli cadeva sul cuore, lo faceva delirare di pietà.... E il suo strazio era diventato anche più acuto quando il presidente aveva ordinato che la conducessero via, e l’altra s’era messa a promettere, a furia di gesti, cacciandosi il fazzoletto in bocca e affondandovi i denti, che sarebbe stata tranquilla, avea supplicato che la lasciassero stare, perchè non voleva andarsene, perchè non voleva abbandonare suo marito nel momento decisivo!

Intanto, l’avvocato continuava la sua difesa, condendola inesauribilmente di piacevoli tratti umoristici, destando quasi ad ogni frase nella sala le più allegre risate. E di nuovo la Ricciuta, non potendo frenarsi, aveva ricominciato a piangere con forza, facendo accorrere l’usciere che se l’era trascinata via, senza lasciarsi impietosire più, questa volta.... Allora, il sensale avea provato un momento di terribile vertigine, era balzato giù afferrandosi ai ferri della gabbia, scuotendoli forte.... Il grido irreparabile della verità gli saliva dal cuore, gli faceva ressa tumultuosamente alle labbra! Ancora un istante, ed egli sentiva che avrebbe smarrito il lume degli occhi, che si sarebbe condannato da sè, pur di strappare la sua creatura da quella croce d’infamia, pur di eruttare il proprio furioso rancore sul viso di colui che, per difenderlo, ve la inchiodava senza pietà, gridando forte:

— Tutte menzogne, signor presidente!... Forse, l’avvocato intende parlare di sua madre o di sua sorella, ma quell’innocente là è pura e senza macchia come la nostra Santa protettrice!... La verità è che la fortuna me la son fatta a Catania, spacciando moneta falsa, e che io la costringevo a fingere apposta quella commedia per ingannare gli altri.... Questa è la verità, signor Presidente!...

Ma già la poveretta non era più là col suo viso disfatto dal pianto, coi suoi occhi imploranti, con quell’inesprimibile attitudine di fanciullina martirizzata, che strappava l’anima.... E subitamente, come se l’avessero liberato da un incubo, egli tornò al dominio di sè, riacquistò la lucida coscienza dei suoi atti, la fredda calma ch’era abituale in lui e che avea potuto per un momento smarrire sino a quel segno estremo. Si ricompose, riprese umilmente il suo posto fra gl’imputati e rimase così fino all’ultimo, senza più muoversi nè parlare, con gli occhi a terra e l’aria compunta.

IV.