Ore fuggevoli!—Libar vorrei
Qualche satanico—filtro amoroso
Che addoppi l'impeto—dei sensi miei!…
Poscia al riposo

Eterno chiudere—gli occhi; il passato
Tutto in un'estasi—ridir fra noi…
Scendere all'Èrebo—martirizzato
Dai baci tuoi.

CITTÀ ITALIANE

NAPOLI

(A MICHELE UDA)

Napoli è il pandemonio
D'ogni stranezza umana;
Vi si respira il soffio
Dell'epoca pagana;
Come al tempo dei Cesari
Rimaser le taverne;
Serban l'antica foggia
L'anfore e le lucerne.

Il popolo s'inebria
Di leggende e di canti;
Ama le notti tiepide,
I tramonti smaglianti,
L'albe serene, il glauco
Color della marina,
Ciò che fa chiasso e luccica,
Il lotto e Mergellina.

Ogni veste in fantastici
Disegni si ricama;
La ricchezza frastaglia
I merletti alla dama,
E l'abile miseria
Alle povere donne
In pittoreschi cenci
Sa ricamar le gonne.

Di poco pane e d'acqua
La plebe si nutrica;
Ha l'apatia mirabile
Della sapienza antica;
Come adorava gli idoli,
Adora i santi adesso;
I simboli mutarono,
Ma il culto è ancor lo stesso

I cocchieri bestemmiano
Per le marmoree vie…
E salutano agli angoli
I Cristi e le Marie.
Spesso la fame, squallida
Larva, i tugurii invade…
E cogli aranci i pargoli
Giuocano nelle strade.