A CESARE TRONCONI [1].

Que la muse, brisant le luth des courtisanes,
Fasse vibrer sans peur l'air de la liberté;
Qu'elle marche pieds nuds, comme la verité.
ALF. DI MUSSET.

Dunque perchè le pagine
Noi modelliam sul vero;
Perchè neghiam di battere
Ogni volgar sentiero;
Perchè volgiamo intrepidi
Le pensierose fronti
Alla più vasta cerchia
Di splendidi orizzonti;

Dunque perchè l'indagine
I nostri libri ispira;
Perchè i costumi ipocriti
Ci fanno schifo ed ira;
Perchè, toccando l'ulceri,
La nostra man non trema.
D'insultatori un popolo
Ci scaglia l'anatema!?

Scosso all'ingiusto oltraggio,
Tu ti contristi e piangi:
Nelle dolenti veglie
Fremi e la penna infrangi;
E, forse, al melanconico
Ingegno tuo tu chiedi
Se un mondo immaginario
È quel che ascolti e vedi!

Me pur gli insulti colsero
Dei grulli e dei perversi,
E, inesperto degli uomini,
Un tempo anch'io soffersi..
Allor pensai che inutile
Pazzia sono i miei canti,
Che un vano desiderio
È il vincere i pedanti!

E mi tentò, nell'aride
Mie notti d'apatia,
La vile idea di scegliere
Men faticosa via;
E, a tesser panegirici
Alla Morale e a Dio,
Nel branco delle pecore
Giurai d'entrare anch'io!

Evvia!…. Sorridi!…. Il fascino
Della verace Musa
Venne a guarir l'insania
Della mia mente ottusa!
E da quel giorno, libero
Da ogni dubbio codardo,
Contro i melensi e gli Arcadi
Io sursi più gagliardo!

E il temerario oltraggio
Come una celia accolsi,
E l'amarezza inutile
Nella risata io sciolsi;
E i profili ridicoli
Di grotteschi figuri
Della mia stanza vennero
A popolare i muri.

Una lanterna magica
Mi rallegrò le notti;
E vidi volti d'ùpupa.
Ventri che parean botti,
E smisurate orecchie,
E code smisurate,
E uno stuolo di scimmie
Da artisti camuffate.