Terzo partito.—Suo programma.—Suoi capi.—Lamarmora.—Carriera di questi.—Depretis, Pepoli.—Loro figura.—Partigiani.—Capriolo. —Berti-Pichat…. ed altri.—Carattere di questo partito.—Situazione e sua espressione.
Torino, 19 maggio 1860 e 20 febbraio 1861.
Il terzo partito è una frazione della sinistra; esso stesso frazionato in quattro gradazioni di colore diverso. Contrariamente alla natura delle cose miste, le quali in generale non sono nè carne nè pesce, il terzo partito vuol essere ad una volta pesce e carne. Esso non vuole rendersi impossibile, se l'occasione si presenta, di andare al potere col conte di Cavour o col barone Ricasoli; e nel caso opposto, esso vuol tenersi pronto per tutti gli avvenimenti.
Il programma del terzo partito non differisce da quello del Gabinetto attuale—ossia del Gabinetto conservatore—che per dettagli di metodo e tempo, i quali non cangiano in nulla la fisonomia generale della politica.
Questo programma eccolo qui:
Il terzo partito desidera rimaneggiare l'Italia in grandi provincie—ad un dipresso le regioni di Minghetti, respinte quasi unanimemente dal Parlamento nei suoi uffici. Il terzo partito darebbe una grande autonomia alle comuni ed alle provincie—ciò che proponeva ad un dipresso il Gabinetto Cavour nelle leggi Minghetti non discusse nell'Assemblea, e ciò che farebbe altresì Ricasoli se non fossimo in tempi anormali.
Il terzo partito domanda un armamento militare nelle proporzioni che si convengono ad una grande nazione. Il general Fanti prima, oggi Della Rovere, lavorano a questo intento. Esso vuole una marina potente: gli è ciò che il conte di Cavour e poi il suo successore Menabrea mirano a fare senza tamburo e senza trombette. Il terzo partito darebbe inoltre un grande slancio alla mobilizzazione delle milizie nazionali. Il Parlamento si mostrò in ciò ben tiepido, forse timido, quando votò la legge Garibaldi su questo proposito: nè credo che il terzo partito lo troverebbe oggi più ardente.
Il terzo partito farebbe in modo di presentare sempre il budget a tempo, onde seriamente discuterlo prima di metterlo in atto. Nè il conte di Cavour, nè poscia il Ricasoli, si sono mai opposti a questa discussione dei bilanci: la difficoltà è di comporli tali che si bilancino davvero. Ed a questo proposito, il terzo partito assicura ch'esso andrebbe a rilento nell'imposizione di nuove tasse. Bisogna dire che la sarebbe questa una promessa squisitissima, se la si potesse tenere e realizzare—a meno che il terzo partito non abbia trovato il segreto dei famosi tre pesci e tre pani del Vangelo. A questa promessa stereotipa di tutti i Governi bisogna aggiungere quella di una grande impulsione a dare ai lavori pubblici, la prosperità dell'industria e del commercio, la vita a buon mercato…. ed il resto—che si può leggere nei programmi di tutti i ministri, di tutti i Governi—non escluso quello di Solouque e quello di Pio.
Il terzo partito non isdegna le alleanze; ma esso vuole una buona amicizia con tutti ed esser vassallo di nessuno. Ecco il programma di Depretis, uno dei capi principali del partito—programma che avrà probabilmente colorato ed accentuato un po' più, ora che passa per duce della sinistra.
Il marchese Pepoli vi aggiunge il suffragio universale e l'alleanza offensiva e difensiva con la Francia. Il generale Lamarmora ne toglie via il mobilizzamento della guardia cittadina. E Ratazzi addolcisce tutto ciò con quel tatto che danno la pratica e la comprensione degli affari.