Ma non ci arrestiamo alle apparenze: scaviamo il fondo.
L'Italia è donna ed esce da una rivoluzione—o, per meglio dire, mette giù la sopraveste della rivoluzione. Le rivoluzioni consumano prontamente. Ed ecco perchè io diceva più innanzi, in qualche parte, che la situazione degli spiriti nel Regno italiano è favorevole al terzo partito—che questo partito esprimeva forse la superficie dell'Italia d'oggidì. Si vuole il nuovo, non il diverso. Ebbene, il terzo partito è forse alla vigilia di arrivare. Se il conte Cavour avesse vissuto, egli avrebbe vestito il suo Ratazzi e si saria separato dai suoi, i quali gli sariano corsi dietro gridando: E noi pure, babbo, noi pure! Ricasoli rompe con loro in apparenza, per un momento—giusto il tempo che gli occorre per provvedere la sua menagerie di belve egualmente ammansite, ma più giovani, più ben nudrite, con migliori zanne e più belle unghie, poi rivenir in fiera e dire al proprietario del serraglio del terzo partito: O fondiamo le bestie o ti divoro!
Ohimè! quanta gente vado io ad offendere con queste parole….
3 Marzo—Oggi sopratutto che questo partito è arrivato ed è al potere. Ma, hah!
VI.
Il barone Ricasoli.—Origine di sua famiglia.—Suo ritratto.—Un po' di biografia.—Sua amministrazione autocratica in Toscana.—Suo carattere.—Ministro.—Indole di questo Ministero.—Risultati.
Torino, 12 giugno 1861 e febbrajo 1862.
Il barone Ricasoli ha preso il posto del conte di Cavour. Io non dico che lo abbia rimpiazzato. Il conte di Cavour apparteneva a quella taglia di uomini che non si rimpiazzano dall'oggi all'indomani. Nondimeno, il barone Ricasoli costituisce un tipo di alto valore. L'uomo politico e l'artista sono attirati a studiare questa figura che, in un momento così solenne, si presenta nel mondo e viene a sostituirsi all'Atlante d'Italia.
L'origine della famiglia Ricasoli rimonta al più lontano medio-evo. Essa era lombarda. Alberto di Guido da Malapresa assunse il nome di Firidolfi al XII secolo. Raniero de' Firidolfi prese quello di Ricasoli, dal nome di un feudo, di cui fu investito da Federico I di Svevia. La storia di questa famiglia si confonde a quella sì piena di vicende e sì drammatica della repubblica fiorentina. Ora guelfi, ora ghibellini, questi guerriero, quello legato, quello priore della Repubblica, i Ricasoli rappresentarono sempre le prime parti nel loro paese. Qui è un vescovo che come inviato della Signoria va a Parigi a domandare l'estradizione di Strozzi, e porta all'uopo la fiala per avvelenarlo. Là è il primo Bettino Ricasoli, che è più caratteristico ancora. Io citerò questo aneddoto.
Verso la metà del XIV secolo, questo Bettino era ritornato vincitore dalle guerre di Romagna. Capitano del partito guelfo, si adoperava a fare allontanare dal Governo i ghibellini. Per ottenere la condanna di due membri di questo partito egli aveva parecchie volte, ma inutilmente, rimaneggiato il Consiglio dei Ventiquattro, il quale doveva approvare questo decreto. Lasso di pazienza, il barone Bettino lo convoca un giorno a palazzo, quindi ordina di chiudere le porte, e se ne fa portare le chiavi. Poi giura che alcuno non uscirà di quivi prima che il decreto di bando non fosse sanzionato. Il Consiglio resiste. Bellino presenta ventidue volte lo stesso decreto. Infine affamati, stanchi, nel mezzo della notte, i Ventiquattro cedono e passan la legge.