Il conte di Nubo raccontò l'avventura al club, senza nominare alcuno, della maniera la più comica, in presenza di un redattore del Corsaire. Questi andò per ragguagli alla caserma dei Chasseurs, ed il dì seguente, nella rubrica degli échos de Paris, si potè leggere l'aneddoto completo con indicazioni ed iniziali. Dicevasi:

«Una delle più belle giovani donne di Parigi, la lionne dei nostri saloni aristocratici, R* di L… moglie di uno dei nostri romanzieri più a la moda ed il più grazioso dei tempi nostri, il signor S* di L…—il signor principe di L… rappresentante in partibus di una delle grandi potenze del nord di Europa…—un poetico banchiere scandinavo, il signor A… D…—l'intendente di una bella vedova, conosciuta per l'eleganza del suo gusto ed i misteri della sua vita, madama A… T…»

Insomma, davansi tali segnalamenti, ch'e' sarebbe stato impossibile di confondere le persone, e raccontavasi la verità con l'esattezza di un processo verbale.

—Tu avevi ragione—disse Giustino l'indomani, presentando il giornale a suo fratello. Il colpo è dato.

—Ci servono appuntino. Dammi la fiala.

Giustino cavò lentamente di tasca un involtino, e sedè senza parlare, la testa inclinata sul petto, riflettendo. Sergio stese la mano per ricevere il boccettino. Lo prese, lo nascose sotto l'origliere.

Che sogni incantati n'aveva egli fatto, che ore celesti n'aveva egli vissuto su quell'istesso guanciale, faccia a faccia, bocca a bocca con Regina!

I due fratelli restarono in silenzio per qualche minuto.

—La ferita del signor Dehal è dessa mortale?—chiese Sergio.

—No—rispose Giustino—Non è che perigliosa.