—Che roba infame questa scrittura all'inglese! Le lettere si ecclissano nei profili. Non vi è più la persona in questo carattere: esso è chiunque.

«Io mi ribello.» Sta bene: lo si vede.

«Io scompiglio i vostri progetti. L'uomo a cui volevate confidare il mio destino, o piuttosto il nostro destino, onorevole e degno sotto ogni rapporto, non era di mia scelta. E' non mi avrebbe lasciato mancar di nulla, nulla desiderare. Io sarei stata blasée, vecchia a venti anni!»

—Diavolo!—sclamò il dottore—che logica!

«Se voi foste stato mio padre, o anche mio zio, voi avreste forse osservato, conducendomi nel mondo, ove i miei sguardi volgevansi, chi faceva arrossir le mie guancie, brillare i miei occhi, tuffandomi in quello stupore che lambe la sciocchezza. Ma voi andavate nel mondo per conto vostro: io era per voi un refrattore—perchè non oso dire, la vostra ipoteca dell'avvenire.»

Il dottore passò la mano sulla sua fronte pallidissima e sospese per un istante la lettura. Aggrottava le sopracciglia.

—Molto bene!—sclamò poscia—Vediamo la fine.

«Io feci la mia scelta dal lato mio; ma all'antipodo della vostra. Che volete! Io adoro Victor Hugo: Spasimo per le antitesi!

—Ed io pure—mormorò il dottore.

«Al momento dunque in cui riceverete questa lettera, io sarò con la mia antitesi in una sedia di posta sullo stradale d'Inghilterra, ove andiamo a maritarci.»