—Non accetta inviti a pranzo?

—Neppure dal suo ambasciadore.

—Non si mostra ai balli?

—Solo per farvi un atto di presenza indispensabile, e di cui sarebbe impossibile astenersi. Ma non balla mai. À pranzato due volte sole al club, durante l'inverno, ed è passato tre volte pel Bois.

—À bei cavalli?

—I più belli che si siano veduti mai a Rotten-Row, a Londra.

—Giuoca allora?

—Lo si è visto, all'ambasciata d'Inghilterra, perdere tre o quattro mila luigi al whist—parlando di scimie col barone di Humbold, assiso accanto a lui.

—Ma allora che si dice di lui?—chiese il re, il quale aveva forse una ragione ad un'altra in questa investigazione persistente e minuta.

—La vita del principe, sire—rispose il signor di Saint-Cassan—non à nulla di apparente, e quindi nulla che possa dar presa alla maldicenza od alle congetture. Le donne sono intrigate di questo mistero che traversa i saloni. Gli uomini son tenuti in distanza da quel ghiaccio e da quella riserbatezza. Tutto al più, sire, taluno si permette dimandarsi a voce bassa: perchè quella specie di misantropia in mezzo a tanta opulenza di favori della natura? perchè quell'aria stravolta in un sembiante che attira la simpatia? E non si va più innanzi, sire. Perchè un conte italiano, la settimana scorsa, essendosi permesso di domandargli se non fosse malaticcio—con quel pallore sì intenso e quella tristezza sì costante—il principe gli dette del guanto sul muso, ed il dì seguente l'uccise in duello, di un colpo di pistola. E, cosa strana, sire! egli cadde svenuto nelle braccia del conte di Nubo—il quale era nel tempo stesso il suo medico ed il suo unico testimone.