—E?

—O' paura, ma ò fede: temo, ma credo.

—Ebbene—sclamò il principe—il giorno in cui lo saprete, il giorno in cui dovrete giudicarmi, Maud, ve ne supplico a ginocchi, siate indulgente. Innanzi di pronunziare la prima parola che vi verrà alla bocca, fermatevi, guardate il cielo… e forse mi aprirete le braccia e direte: io vi perdono!

—Voi mi spaventate—mormorò la contessa tremando.

—No, figliuola mia. Imperciocchè voi non avete alcun delitto a perdonare, neppure una colpa.

—Ma allora?

—Allora vi sovvenga che potrete versare la felicità in una esistenza, riparare l'ingiustizia o il gastigo di Dio…e che vi amo. Sì, io vi amo.

—Oh! se potessi comprendere!—sclamò Maud con un movimento istintivo d'ingenuità.

—Se volete comprendere, e non credere, io mi spiego—rispose il principe con impeto. Ma ve ne supplico ancora, abbiate confidenza. O' voluto parlarvi per dimandarvi questa grazia. Io transigo sul mistero della vostra nascita. Abbiate pietà del dolore della mia vita.

Maud si tacque per due minuti, poi chiese: