Il principe sollecitava dello sguardo la fine dalla cerimonia. Il mondo gli turbinava d'intorno.
Gli sponsali compiuti, i suoi muscoli, la sua anima, si rilassarono. Il suo sguardo, sempre commosso, divenne più sereno; la sua respirazione più eguale. Stringeva la mano di sua moglie in una convulsione di inebriamento.
Il dottore di Nubo, che era naturalmente fra i numerosi invitati, e seguiva degli occhi ansiosi le alterazioni di quel viso, trovò modo di guizzare fino a lui e di susurrargli all'orecchio:
—State forte contro voi stesso; stecchitevi, principe, e ritornate all'istante a casa.
Il principe trascinò quasi sua moglie, e gittandosi nella sua berlina di viaggio—che li doveva condurre dritto nella Svizzera—ordinò all'intendente:
—Fate il giro dei boulevards esterni, e ritornate al palazzo.
Poi bassò le tendine e cadde ai piedi di Maud. Questa non capiva nulla a quell'agitazione, a quelle contraddizioni, ai contrordini. Agitata, sorpresa, aspettava.
Il tatto di quella mano di donna amata calmò il principe.
Egli non pronunziò una parola e s'inebriò degli sguardi druidici di
Maud—la quale, a sua insaputa lo magnetizzava.
Il palazzo di Lavandall—ove il principe non era atteso, dovendo egli partire per la Svizzera uscendo di chiesa—era quasi vuoto. Pietro condusse la sposa nei suoi appartamenti e chiuse la porta.