Il principe restò assiso e freddo. E continuò:

—Voi vedete, madama, che vi condannereste al più squallido dei chiostri, scegliendo quella residenza.

—La scelgo—rispose Maud, risedendo lentamente.

—Sola, straniera sur una terra straniera, in mezzo a stranieri, ecco, madama, ciò che voi sarete nel castello di Lavandall—soggiunse il principe, alzandosi a volta sua. Io parto stasera. La vostra servitù attende i vostri ordini, madama, per partire o restare, per seguirvi dovunque. Il mio notaro vi comunicherà, madama, che da domattina vi è una pensione di 200,000 franchi di rendita annua, costituita in vostro favore.

—Vi ringrazio, signore—rispose Maud con fierezza, raddrizzandosi sulla persona. Io non posso accettarla. Il mio posto è assegnato al vostro focolaio. Esso sarà così esiguo che io potrò farmelo; ma vi resterò—finchè non me ne avrete scacciata. Dio mel comanda.

—Sta bene—rispose il principe. Addio, madama. Non vedrete più nulla che possa cagionarvi ripulsione.

E così parlando, senza aspettare risposta, salutò rispettosamente ed uscì.

Maud lo seguì degli occhi; poi si accasciò sul divano e pianse.

Il principe partì la sera alle sette, non menando con sè che il suo vecchio intendente, il quale da quindici anni conosceva tutti i suoi segreti.

Maud diè congedo alle cameriere che l'avevano trovata la mattina in così lagrimevole stato, e partì la sera stessa, alle otto, accompagnata da quella fanciulla inglese, cui il principe le aveva dato quando la tirò dall'ospizio, e che le si era affezionata. Ella condusse seco altresì un maggiordomo, anche inglese, che l'aveva seguita da quell'epoca.