Il suo figlio cadetto la sollecitò a partire, promettendole di andarla presto a raggiungere.

Ed il conte polacco la rapì quasi, vedendosi sorvegliato da vicino—in questa residenza di provincia—dal suo terribile dragone.

Partirono.

Alessandro restò.

Chi lo ritenne?

L'affezione per suo fratello.

Egli ignorava la ragione delle cose; ma aveva tutto indovinato: l'amore del principe per sua moglie; la pietà di Maud per suo marito; la loro vita solitaria e separata, in quell'appartamento che simboleggiava agli sguardi del mondo un nido di amore. Alessandro aveva intravisto che un abisso divideva questi due esseri, cui scorgevansi traversare insieme il cammino della vita.

Una circostanza però gli porse ben presto il filo di Arianna del mistero che lo investiva.

Dopo la cessazione delle feste e la partenza della vecchia principessa, la calma rientrò nel castello di Lavandall. E' non vi risuonava oggimai che una voce: quella del conte Alessandro. Non altro movimento lo turbava che quello cui vi portava il giovane conte con le sue cacce perigliose, le sue escursioni nelle vicinanze, i suoi fucili, i suoi cani, i suoi cavalli, i suoi compagni di piacere, i quali venivano a prenderlo od a tenergli compagnia.

Maud passava come un'ombra bianca e silenziosa in mezzo alla calma, o piuttosto al vuoto, che si allargava intorno a lei più sempre e poi sempre.