Maud diceva degli occhi al conte: chiamate Ivan!
Il conte si sentiva il cuore compreso di una pietà senza limite per suo fratello, cui egli tanto amava e cui vedeva tanto soffrire.
Il principe colse quello sguardo e cadde di peso sul solare, innanzi che suo fratello gli aprisse le braccia.
Maud gettò un grido di terrore e fuggì.
Il conte Alessandro possedeva adesso il segreto di quel disastro di famiglia. Egli rilevò suo fratello che si dimenava nelle convulsioni, e lo depose sur una dormeuse. Poi e' corse a chiudere gli usci, e fece chiamare Ivan.
Ivan venne. Ed ambo assistettero con amore la povera creatura perduta in tanta sciagura.
Alessandro restò presso di suo fratello tutto il tempo che le convulsioni durarono. Quando però la crisi si calmò, e' si ritrasse, onde non umiliarlo di sua presenza al ritorno dei sensi. Egli entrò nel gabinetto vicino, per sortire, e si fermò sulla soglia.
E' vide Maud a ginocchio, che pregava, suffusa, annegata nelle lacrime, gli occhi rivolti al cielo.
Il conte non seppe dominare la sua commozione. Fece un passo verso di lei, le cadde accanto in ginocchio e prendendole la mano gliela baciò.
Quel bacio era una rivelazione, una confessione, una catastrofe: esso risuonò.