«—Giammai, principe, giammai! Io non mi caccierò mai in fra le braccia di un uomo che, volendomi dare un bacio, può spezzarmi la spina dorsale in un accesso di convulsione.»
—Insolente!—sclamò Alessandro.
—Ella aveva ragione—riprese il principe sospirando. Non è mancato di un mezzo secondo che codesto non sia capitato alla mia ultima.
—Alla principessa Maud?—sclamò Alessandro rabbrividendo.
—Sai tu ove ò io raccolto codesta principessa, conte Alessandro? Io mi dissi: l'aristocrazia non vuol di me; la borghesia non vuol di me; scandagliamo il nulla. Proviamo di una di quelle creature che non ànno nè padre, nè madre, che sono figlie della deboscia, della miseria, dell'onta, dell'adulterio, del delitto… chi lo sa? L'è la schiuma delle sentine delle grandi città. Ebbene, io discesi in un ospizio di trovatelli e ne cavai questo cencio.
—Quella stella!—gridò Alessandro con fermezza.
Il principe non fece attenzione a questo grido, e continuò.
—Con costei fui più generoso che con le altre. Le dissi che una grande sventura pesava sul capo mio. Le dissi che io era stato repulso due volte. Mi offersi a rivelarle tutto. La supplicai ginocchioni di non giudicarmi innanzi di udirmi… Io l'ò amata… io l'amo… Le ò offerto la libertà, la ricchezza… Le ò detto di fuggirmi, di andar a vivere ove ella volesse, dove la vita potesse essere per lei un cielo stallato di gioie… Ella à voluto restare.
—Ed è questo il suo delitto? obbiettò Alessandro. Ella à fatto il suo dovere.
—Ella à voluto restare, ma la cortina di velluto della sua camera è per me più intraversabile che il mare dei poli. Essa ci separa, come un cratere, dall'ora prima. Maud à voluto restare, ma come uno scherno, come una provocazione, come un rimorso, come un rimprovero, come una vendetta, come un supplizio. Ella à voluto restare per scavare a questo dannato un inferno più profondo dell'inferno—gridò il principe, alzandosi. Voi avete spaventata la mia agonia col rumor dei vostri baci… Ed io rivivo per punire.