—Già, il quale non è altro che il R. P. Buzelin, dello stabilimento dei gesuiti alla Rue des Postes—il convertitore dei RR. PP. nel mondo galante. Ora, io m'immagino, che il conte di Perceval à furacchiato la figlioccia per furacchiarle le carte, e che dà oggi alla bisogna il nome e l'aria di suicidio. Questo birbo di conte è uomo di spirito, diascoli!
—Proprio così—sclamò il principe ghignando.
—E' sa che, in ogni cosa, il metodo è tutto. Ebbene, egli à trovato un metodo che converrebbe a non poche genti… oneste.
-Ciò potrebbe esser vero—rispose il principe, lentamente, scandendo le parole ed inchiodando lo sguardo sullo sguardo impassibile del dottore di Nubo. Poi soggiunse:
—Dottore, volete voi fare un giro di passeggiata pel giardino? Datemi il braccio.
Il sembiante del dottore restò sereno, ed il suo cuore battè di soddisfazione.
E' non aveva raccontato l'aneddoto del conte di Perceval per nulla. Quella parabola significava: i tempi sono maturi; io sono pronto: finiamola!
E si rigioiva, accorgendosi che il principe l'aveva compresa così.
Il dottore possedeva infine questo metodo—questo metodo ch'egli cercava da tre mesi.
Poi, egli aveva premura. E' doveva recarsi in Svizzera. Aveva perduto una trentina di mille franchi al giuoco, al club. Aveva sottoscritto per un certo numero di azioni in un'intrapresa di scavi di carbon fossile, che prometteva molto. Aveva insomma bisogno di danari.