—Ovvero… sopprimiamo di un colpo il focolaio dell'insurrezione interna, la quale à ingenerato l'anarchia nelle vostre funzioni fisiologiche, e l'anemia.

—Hum!—fece il principe riflettendo.

—Sopprimere l'anima—continuò il dottore—sopprimere la coscienza, sopprimere i rimorsi, sopprimere gli scrupoli, sopprimere il dubbio, disoppannare la vita, in una parola, della sua parte morale e ridurla ad una semplice funzione fisica…

—Si potrebbe egli?

—Ciò si può. Ed allora la guarigione si ottiene subito e radicale. Il primo mezzo è più lungo e più incerto.

—Ciò si può, dite voi? Si può dunque obliterare il pensiero?

—Sopprimete la causa che produce l'eretismo di questo pensiero, e voi l'avrete ridotto, se non all'impotenza, almeno all'innocuità. Tutto, del resto, dipende da voi, dalla dose di volontà che potrete sviluppare, dai mezzi impiegati al trattamento.

—Potreste voi dilucidare codesta teoria con un esempio, dottore?

—Ma! prendiamo giustamente per esempio quel conte di Perceval, di cui parlavamo or ora. Supponghiamo che egli si sia trovato in presenza di un ordine del generale dei gesuiti che gli abbia detto: Bisogna ricuperare, ad ogni costo, le carte firmate dal Padre Buzelin, sotto il falso nome di marchese di Caboul: l'onore della Società lo esige.

—Ebbene?