—Dell'epilessia?… no, principe mio—rispose il dottore.

—Gli è lungo tempo che ò preso il mio partito su codesto—replicò il principe di una voce sorda. Ma la consunzione?

—Il resto non mi scoraggia mica ancora—riprese il dottore.

—Perchè?

—Perchè vi è in voi un principio di atrofia della vita fisica, occasionata dall'esorbitante assorbimento della vita morale. L'anima vi divora. Bisogna dunque soddisfarla… o ucciderla. Io non afferro le cause di questa mancanza di equilibrio tra le due funzioni, il di cui esercizio parallelo costituisce la vita normale e la salute. Io non vi domando di penetrare nei ripostigli intimi del vostro cuore. Voi avete, ad ogni modo, dei pensieri, dei desideri, dei progetti, che vi rodono. Voi perdete il fiato camminando verso un fine;… e gli è così che il vostro corpo si spossa, che la lampa della vostra vita fumiga e soffoca la luce.

—Ciò è possibile—sclamò il principe, riflettendo e parlando a sè stesso.

—Ora, non vi sono che due modi, come vel dicevo testè—continuò il dottore—per ricostruire la vostra salute relativa.

—Quali?

—O noi cominciamo a vannare, ad analizzare uno ad uno i fenomeni, le cause, le idee, le ansietà che vi consumano, e scartiamo questo, addolciamo quello, diamo soddisfazione da un canto, calmiamo dall'altro…

—Ovvero?