—Principe—sclamò Maud, vedendo i lineamenti di suo marito alterarsi rapidamente—calmatevi. Non vi fate guadagnare, sopraffare da un'emozione fatale. Voi guarirete. Dio mi ascolterà alla fine: voi guarirete.

Ed alzandosi, ella stese le mani al marito per aiutarlo a rilevarsi. E' la guardò come pietrificato; e levandosi solo, lentamente, solennemente, soggiunse:

—Io sono giudicato. Non temete nulla, signora, dalla mia emozione. Guardatemi… essa è passata. Addio, signora. Non sono riescito; ma non mi pento del passo che ò fatto. Io soffocava sotto il pondo delle cose cui vi ò confessate. Mi sento alleviato, ora che ò acquietato il convincimento che vi àn dei sentimenti invincibili. Io non sapevo che un poco di pietà, un poco di amore, fossero un tesoro sì immenso. Io pensavo di aver fatto qualcosa per meritarlo: io era un vanaglorioso. Bisogna ricominciare. Ricominciare! Ma se sapessi almeno che, dove, come? Credetemi, signora, io non ò più proprio nulla: ò dato tutto—tutto! Ciò non è bastato. Mi ritiro… Addio!

—Principe—gridò Maud—nel nome di Dio onnipotente, calmatevi.

—Su via, forzato—continuò il principe senza più fare attenzione a sua moglie—su via, galeotto, alla tua catena, ai tuoi giorni senza luce, alle tue notti piene di vampe, ai tuoi vaneggiamenti, ai tuoi rimorsi, ai tuoi delirii, alla tua sete di vita, alla tua disperazione. Marcia, corri, va ad accoccolarti sul tuo giaciglio di carboni ardenti, e rumina, che tua moglie à un cuore… ma per altrui! che tu sei Caino! che tu sei solo in mezzo al mondo che ti respinge! che tu sei orrido! che tu sei un lebbroso! che tu sei un dannato! Marcia… bevi il tuo fiele e la tua belletta fino all'imo; consumati, muori come un paria… e silenzio… Silenzio! che alcuno non si avvegga della tua respirazione oppressa, del tuo polso accelerato, dei tuoi occhi infiammati di voglie, dei tuoi labbri assetati di baci… resta mogio, calmo, placati… tu li spaventi… La parola fatale trema sulla loro bocca… guarda… tu li volgi in fuga… e' si turano le orecchie… stornano lo sguardo… orribile! orribile!… non è vero, madama? Ebbene, addio… Vi gradirebbe, madama, che io mi esilii nelle Indie? I fakirs, madama, non avranno la stessa paura, la stessa ripulsione che voi: essi mimeggiano la cosa, essi!

—Principe, principe—gridò la giovinetta—se un giorno sarete assai calmo…

—Oh! certo, madama, certo, se io fossi saggio voi mi fareste dono di un giocatolo, di uno zuccherino… come al vostro Polly che gnignola sì bene il God save the Queen. Ebbene, sì, io sarò calmo un giorno; ma allora, non vi dirò più, madama, come vi dicevo or ora: Io vi amo, io vi voglio, io ò assassinato per voi, io vi ò cavata fuori da un ospizio donde voi sareste uscita una serva, ed ò fatto di voi una delle stelle dell'aristocrazia d'Europa. Io divengo folle per voi, diventerò forse delinquente… no, no, io non vi dirò più codesto, madama, il giorno in cui sarò calmo. Voi non correrete più il rischio, allora, di vedermi epilettico; ma io mi sovverrò e vi dirò: Adultera, tu ami tuo cognato!

Maud si precipitò verso il principe per rattenerlo, per parlargli…
E' la respinse sul divano e fuggì.

La crisi aveva raggiunto il suo apogeo.

Maud era vinta.