«Ti domando un giorno di sosta. Che cosa è un giorno? Tu ài aspettato tanto tempo. Dimani, io sono ai tuoi ordini. Io ti aspetterò ove tu mi aspetti adesso. Tu ài avuto tanti anni di debolezza per me. Viziami un giorno ancora. Cosa è due volte dodici ore? Oh! se io potessi dirti addio!… Ma no: il destino ci spinge. A rivederci domani.
«Tuo fratello
«ALESSANDRO.»
Il principe restò come abbacinato alla lettura di questa lettera. Senza avvedersene, egli la stringeva e la gualciva nella sua mano destra, la foggiava a pallottola, mentre grattavasi dolce dolce la fronte della sinistra.
Infine fece un movimento vivissimo, passò la testa fuori lo sportello e gridò ad Ivan:
—A casa, al galoppo.
Partirono come il vento.
Arrivarono senza schiudere le labbra.
Sarah fermò il dottore al varco, nell'anticamera, e lo chiamò per visitare la sua padrona, la quale, dal mattino passava da sincope in sincope.
Il principe andò a gittarsi sur un canapè nel suo gabinetto, annientato dalle emozioni.