—Di me!—sclamò Maud con sorpresa.
—Dovrei dire di vostro marito e di vostro cognato.
—E che dice essa, la vostra Parigi, dottore? Ne sa dessa più di voi e più di me?
—E' pare, madama.
—Allora, dottore, io sarei incantata di apprenderlo, a volta mia.
—Ebbene, principessa, non più tardi che ieri, il Corsaire diceva che il principe di Lavandall segue alla pista suo fratello, in Siberia a quest'ora, in via per la Cina forse, prendendo sempre i cavalli che questi vien di lasciare all'ultima tappa.
—L'è desso terribile, ciò, dottore—sclamò Maud sorridendo. L'è del
Byron o del Poe.
—E si soggiunse, principessa, per colmo d'informazioni infallibili, che voi morite di dolore e di disperazione, e che io, vostro medico, ò delle grandi inquietudini sullo stato dal vostro spirito.
—Ma ciò l'è infame!—gridò Maud. Dottore, bisognerebbe far smentire codeste stolidezze.
—Voi v'immaginate questo, madama?—rispose il dottore di un'aria attristata. Non ci crederebbero punto. Crederebbero, al contrario, che la novella è verissima, ed i miei colleghi direbbero che io mi fo della réclame!… Ah! la libertà della stampa! che tossico!