I suoi fratelli e gl'invitati a quella caccia erano restati indietro, lontani, spauriti. I bracchieri, sperperati nella macchia, nei mille sentieri della foresta.

Un solo cavaliere, il duca di Balbek, si teneva ai suoi fianchi, attaccato al suo abito, gualcendo sovente la sua amazzone in quella corsa scapigliata. I loro cavalli erano ebbri di demenza. Tutto è fiamma intorno a loro: il pelo dei cavalli, i ferri dei piedi, gli occhi dei padroni, l'aria del cielo… tutto tramanda scintille! Lo spazio è un abisso: assorbe, attira, porta via, trasporta—dove Dio mise dei piedi, esso attacca delle ali.

Ove van dessi? verso il limite illimitato: in niun luogo! Avanti! poi avanti! avanti sempre!

Una frana a picco li ferma infine.

Bianca dà in un pazzo riso.

Il duca cava il suo cappello e saluta.

—Mica male!—sclama la principessa. Per un primo saggio ve la siete tirata bene. Promettete qualcosa.

—Non sono io l'ombra?—rispose il duca. Il corpo mi trasporta nell'orbita sua. Ove è il merito che Vostra Altezza mi fa l'onore di rilevare?

—Ritorniamo. La bufera bufonchia. Se il nuvolo crepa voi andrete a pigliare un cimorro; ne ò paura!

—Altezza, io non mi incatarro che al lume dei doppieri.