Malgrado la vivacità e l'agilità della principessa, il suo portamento era reale. La sua voce, un po' ruvida, commoveva. Il suo gesto, breve e vivo, era eloquente. Il suo andare seduceva. Assisa, era volgare; in piedi, imponeva; a cavallo, vi trasportava come una fanfara di guerra. Negli addobbi comuni delle donne ella era triviale. Su di lei i gioielli smorfiavano; il fiore appassiva; la gaze si screpolava. Il velluto, la seta la rimpicciolivano. Bisognava vederla nel suo costume virile di amazzone per ammirarla nella sua apoteosi. Ella rivelava l'androgenia dell'anima.

Nulla di più goffo se ella danzava. A ginocchio, un libro alla mano, nella cappella, alla messa, era disperatamente ridicola e meschina. Un bicchiere alla mano, a tavola, ella avrebbe fatto scoppiare Arianna di gelosia.

Non pertanto, ella suonava bene il piano, il quale sotto la sua mano potente scoppiettava come una frusta, scintillava, espettorava dei suoni come colpi di pistola. Laonde ella non suonava mai sempre che arie guerresche, inni spietati, sinfonie tempestose, finali gremiti di antitesi ed orripilanti.

Il piacere che l'ubbriacava era la caccia. Nei castelli reali si trovava un registro zeppo zeppo di più migliaia di pezzi di grosso selvaggiume ucciso dalla principessa Bianca. Si erano bene astenuti però d'iscrivervi altresì che ella aveva morti per sbaglio cinque o sei picchieri e parecchi contadini e guardacaccia. Il sangue, compreso il suo proprio, l'intimidiva poco.

Malgrado ciò, era sensibile alle lagrime, e gli atti generosi la facevano singhiozzare. Un uomo ucciso la colpiva; un fiore appassito l'inteneriva. Leggeva di raro; ma se prendeva un libro, era sempre un poeta: Schiller, Byron, Hugo, Köerner, Zorillas… Sapeva tutte le lingue.

Una principessa non è dessa una piuma, cui il vento deve un giorno trasportare Dio sa su quale riva?

Il moto era per lei la vita; il riposo la spegneva. Aveva l'audacia di un uomo; la volontà di bronzo… di una donna.

Eccola adesso sur un ginetto andaluso nei viali della foresta.

Quindici giorni di reclusione le davano il farnetico del movimento.

Il suo occhio si dilatava, le sue narici si gonfiavano, il suo seno si apriva. I suoi colori, un istante impalliditi, rifluivano trionfanti. La sua testa sfidava il nugoleto che si granulava di fulmine e s'imbeveva di uragano. La sua voce scoppiava e balzava.