La natura fondeva i colori, i profumi, le voci, le scintille, i sentimenti ed i gradi.
Si aspettava Bianca ed il duca per asciolvere e tornare al castello.
Si era ucciso una montagna di lepri, di conigli, di palombi, di merli, qualche riccio, qualche istrice, qualche scoiattolo, molti fagiani. Si era ucciso per uccidere. Imperciocchè tutto ciò, in quella stagione, non valeva nulla. Non era la caccia, era l'assassinio. Quanti amori interrotti? Quanti orfani condannati a perire?
Bianca non aveva scaricato il suo fucile. Ella non era venuta per dar mano a quel massacro, ma per bagnarsi nell'aria aperta, dopo una settimana di città e di castello. Le sue guance, del resto, rifiorivano: la si vedeva di nuovo vivace e splendida.
L'indomani ella ricominciò. L'aveva ordinato il medico—e la principessa rispettava la scienza! Poi, il giorno dopo, e poi i giorni seguenti.
Il duca di Balbek l'accompagnava sempre.
Ed io mi penso che l'uomo cominciava a soppiantare il funzionario.
Gli staffieri ed i bracchieri, che li seguivano in distanza, li smarrivano talvolta nel laberinto dei folti e nei sentieri della foresta, cui gli stessi guardacaccia visitavano di raro.
La coppia fortunata cominciava per un galoppo vertiginoso, e quando si trovava immersa, sola, nella solitudine discreta, nei siti ove la natura libera si lasciava andare alla sua deboscia di creazione, rallentava il passo e scambiava qualche proposito.
La parola era misurata: lo sguardo indiscreto.