Poi, tutto di un tratto, Bianca partiva come un lampo, o faceva inalberare il suo cavallo sul suo compagno, e rideva; o si lanciava nelle terre paludose per inzaccherare il suo cavaliere—il quale si spaventava se la vedeva affondare.
E quanti accidenti in quelle scappatucce!
Ieri, l'era l'amazzone—che, appiccata ad un arbusto, aveva scoverto una gamba ammirabile! Oggi, l'è una bigonia che la spettina e le scioglie le trecce, cui bisogna dar opera a rannodare. Talvolta, era una robinia che le strappava la frusta dei suoi artigli rosati. Tal'altra, una betulla che le solcava il viso, e bisognava rinfrescarlo con una pezzuola intrisa nell'acqua.
—Che punto di vista magnifico. Voi non lo ammirate, voi?
—Altezza, io trovo che la natura è sciocca in tutte le sue manifestazioni, eccetto…
—Eccetto?
—La donna.
—Voglio arrampicarmi su quelle roccie, ove potrò trovare un nido di sparviero. Aiutatemi a smontare.
Ed il duca la riceveva sul suo petto.
—Aiutatemi adesso a rimontare a cavallo.