—Altezza, io m'immagino che quelle bestie irriverenti si burlino un poco del prossimo.

—Davvero! E che dicon esse dunque?

—Semplicemente questo: Oh! come il duca è brutto! oh! come la principessa è sirena!

—E voi non mandate loro una carica di piombo?

—Magari no! Quelle spiritose bestie ànno ragione.

Si volse a sinistra, ed un quadro maraviglioso si presentò ai loro sguardi.

Il viale metteva capo al lembo di un burrone. Di fronte, si rizzava altissimo uno scoglio rossastro a foggia di mitra, sormontato da un picco, come il corno dei dogi di Venezia. Un torrente scendeva ad infrangersi contro quel corno, e l'acqua, così respinta, si gettava in due nappi, a destra ed a sinistra, formando due cascate, che ricadevano da una altezza di cento piedi in una valle, e si riunivano. La parabola che descrivevano quelle due cascate formava come due archi che fiancheggiavano la roccia, e le due tese d'acqua rassomigliavano a due anse di un'anfora—un'anfora alla forma di una mitra episcopale. Un vapore di polvere di diamanti la covriva. Il sole l'animava e ne faceva un nembo d'iride.

Il Cristo, sul Tabor, ebbe a trasfigurarsi così.

—Oh! come è bello!—sclamò il duca, guardando il viso di Bianca, e per conseguenza volgendo le spalle alle cascate.

Bianca partì in uno scroscio di riso e disse: