—Come sorpresa?—sclamò il duca. Tu non mi ami dunque? Tu non sei mica gelosa?
—Io ò sempre pensato, amico mio, che la gelosia fosse una rivolta di amor proprio, anzichè un'esplosione di amore. Otello era un negro egoista.
Un altro giorno il duca le disse:
—Tu ti devi annoiare sovente di codesta vita un po' solitaria, a cui la mia posizione nel mondo ed il ritiro di tua madre col figliuolo alla campagna ti condannano.
—Tu sai che il tuo mondo non mi seduce enormemente—rispose Vitaliana—e che i saloni mi attirano mediocrissimamente. Io non ò spirito quanto occorre per regnare. E, d'altronde, sono restata, in fondo in fondo, la pensionaria del Sacré-Coeur.
—L'è vero.
—E poi, credi tu, caro, che i più spiritosi dei nostri poeti, Victor Hugo, Musset, Dumas, che so io, Balzac, egli stesso, potrebbero dirmi altra cosa che me ne dicono il mio specchio od i miei fiori? L'uno mi piaggia così compiacentemente; gli altri m'incantano. Se tu sapessi come cantano quei piccoli birboncelli lì, quando mi veggono zonzar per la stufa!
Tre o quattro giorni dopo il colloquio del principe di Tebe con il principe di Lavandall, a colazione, il duca le disse:
—A proposito, sai tu, piccina mia, chi ò intraveduto ieri sera?
—No.