—E voi state attento M. Claret. I nostri antenati ci avevano legato delle tradizioni eccellenti, cui la monarchia borghese ci à fatto perdere. Perocchè la legittimità dei lacchè à naufragato nelle giornate di luglio con la monarchia legittima del ramo primogenito.
—Ciò potrebbe ben essere, père Pradau.
—Ciò è, M. Claret. Un grande spirito del secolo scorso, un gentiluomo, il signor di Montesquieu à detto in qualche parte¹: «Questo corpo dei lacchè è più rispettabile in Francia che altrove: egli è un semenzaio di grandi signori; ricolma i vuoti degli altri stati. Queglino che lo compongono, prendono il posto dei Grandi sgraziati, dei magistrati ruinati, dei gentiluomini uccisi nei furori della guerra, e quando non possono supplire da sè stessi, rilevano tutte le grandi case per mezzo delle loro figlie, le quali sono come una specie di fumiere che ingrassa le terre montagnose ed aride.»
¹ Lettres Persanes.
—Catteri! catteri! che l'è bello!—sclamò M. Claret.
—Non è vero?—riprese lo zio Pradau. Ma non deploriamo più codesto—avvegnachè avessimo a rassegnarci, con rammarico, a non più battere le scolte di notte; a non più bastonare il borghese; a non far comunella con lo studente, ed a fare, in virtù d'un principio passato in consuetudine, i figliuoli dei nostri padroni.
—Eh eh! mica sovente, père Pradau.
—Di chi la colpa? Una cosa non pertanto era restata in piedi in questa ruina delle istituzioni dei nostri padri: che il domestico avrebbe servito il meno possibile il suo padrone e si sarebbe fatto il più possibile servire da lui. Un articolo essenziale della nostra Carta non era stato mai violato—ed i nostri confratelli dell'altro lato dalla Manica, quei perfidi Albionesi, vi tengon sodo—quello, che interdice d'invadere sulle funzioni del suo collega. Consultate a questo proposito la storia. Io leggeva, non à guari, in un vecchio libro, che un re di Spagna—un Filippo o un Ferdinando, non mi ricordo più quale—assiso vicino al camino, dimandò un giorno ad un duca di Lermes di mettere un ceppo nel focolaio.
—Un ceppo nel focolaio!
—Sissignore. Il duca di Lermes obbedisce. Il ceppo si infiamma. Il re à troppo caldo alle sue gambe e chiede al duca di scostare la sua seggiola.—Mi scusi, sire, risponde il duca di Lermes, gli è il conte di Lemos che à il diritto di toccare la seggiola di Vostra Maestà. Si cerca il conte di Lemos. Egli è alla caccia. Il re si abbrustola infrattanto, ma non osa più ordinare al duca di Lermes di allontanarlo dal camino. Il duca non osa invadere le funzioni del conte di Lemos. Sì bene che, quando questi ritornò dalla caccia, le gambe del re erano rosolate come una costoletta—e ne morì. Ecco come si conducevano i nostri padri; ecco l'esempio dei nostri antenati!¹