Regina era brutta!
La disarmonia dell'attillamento aggiungeva abbellimento alla beltà rudimentale della gitana. Ora, l'armonia del vestito rilevava l'incoerenza, l'incompiuto, l'abrupto di quella leggiadria. L'occhio, inoltre, non aveva ancora trovato quel termine medio che si addimanda abitudine, e che è la linea di congiunzione ove gli estremi s'incontrano e le asperità scompaiono.
Imprigionata in gonne inamidate, in busti, in cerchi di balena e di acciaio, le trecce composte, il capo inquadrato in un cappellino rosa—ella che era bruna, stretta, stecchita, Regina aveva l'aria stupida, imbarazzata. Non sapeva più nè camminare, nè sedere, nè parlare, nè muoversi. Si dibatteva goffamente come un pesce tirato dall'acqua.
Questo stato di transizione, questo periodo di acclimatazione novella, quella specie d'intirizzimento fisico e di stupefazione morale, durarono una settimana. Regina piangeva più spesso che non parlava. Ma quella settimana trascorsa, della zingarella non restava più che l'istinto.
Il dottore si trattenne un mese a Napoli, poi si rimise in viaggio per la Svizzera. Viaggiando, e' raccontò a Regina, o piuttosto le apprese, l'istoria della di lei famiglia. Le parlò del padre, della madre, degli antenati, ricamando tutto codesto di circostanze assai naturali per spiegare alla figliuola—o meglio a coloro cui questa l'avrebbe poscia raccontato—la di lei vita nomada: come e per qual motivo ella era stata rubata dagli zingari; poi come ella era stata scoverta e riconosciuta dallo zio e messa in libertà.
Il romanzo era ammirabile di verosimiglianza, come lo sono spesso i romanzi—perchè il dottore aveva tirato partito dalla realtà, dalla vita di Regina. Questa s'intenerì sopra sè stessa—forse restò ella pure convinta del racconto. In ogni modo, ella percepì di volo che codesto doveva essere raccontato così, e che il più doveva essere obliato e taciuto.
Il dottore collocò Regina in una pensione di damigelle protestanti nel Cantone di Berna. Raccomandò alla direttrice di non cacciar dentro al cervello di sua nipote nè mitologia, nè catechismo, nè storia sacra, nè storia greca e romana, nè nulla di quella congerie di stolidezze che s'insegna in Francia alle donzelle. Chiese che le si apprendesse la grammatica, le matematiche, la geografia, la botanica, la storia naturale, i tratti principali della storia moderna di Europa, le lingue… e poi molta musica, disegno e ginnastica. Sopratutto la ginnastica.
Pagò in avanzo due anni di pensione e partì.
Passarono quattro anni prima che il dottore pensasse di andare a veder sua nipote, e perfino a scriverle. Ne riceveva qualche nuova dal banchiere di Berna, il quale pagava le spese di pensione.
Regina aveva adesso quindici anni.