E' le sembrava impossibile che un gentiluomo, incaricato di quelle funzioni, non ne avesse calcolato l'alta responsabilità, e che non fosse stimato e rispettato. Perchè allora interrogar delle bocche, le quali, in questa circostanza, non risponderebbero invariabilmente che con la piaggieria od il denigramento?

Vitaliana non leggeva giornali, d'altronde. E quando la si mostrava, raramente ancora, nel mondo, ella spandeva intorno a lei tal profumo di purità, raggiava di tanta bellezza, che non si scorgeva quel piccolo duca—più che non si scorge una mosca sulla cornice, quando si contempla il quadro della Trasfigurazione.

Librata dunque sopra tutte quelle nuvole, la serenità di Vitaliana era eterna come quella del firmamento.

Vitaliana era una creatura diafana.

Se fossimo a Firenze, io vi direi: Andate a visitare al palazzo Pitti la vergine di Murillo, a fianco alla Madonna della Seggiola di Raffaello: ecco Vitaliana!

Ella incarnava quella concezione divina del pittore spagnolo.

S'incontra qualcuna di quelle figure sotto il cielo brumoso dell'Inghilterra—e vi credete, per un istante, su i minareti di Stambul, in una notte di luna piena. Quelle nature sono inaffiate di raggi di stelle: vi si vede circolar l'anima!

I grandi occhi cinerei di Vitaliana, allo sguardo sì lontano, sì profondo, sì serico, sì dolce e cristallino—se venivan fuori dal vago infinito in cui sembravano immersi, dovunque si fissavano, facevan nascere dei gigli—come racconta la leggenda degli occhi di Gesù. Si sarebbe detto che v'inondassero di foglie di rosa. Il desiderio prendeva le ali della preghiera! La sua fronte si distaccava, come la mezzaluna nel cielo, tra le sue sopracciglia scure ed i suoi capelli d'oro, che la coronavano come una regina.

Tutto era armonia in quel viso—non di quella armonia della bellezza greca che è della geometria—ma di quella melodia del canti italiani, che sono un fiore dell'aria. Quell'espressione eterea si comunicava persino alla sua bocca—le cui labbra delicate e rosee riflettevano la voluttà della stamina pel pistillo. Si sentiva che era mestieri un serafino per coglierle un bacio senza appannarla.

La sua statura era media. Le sue forme, delicate. La sua vita poteva essere chiusa fra due mani di donna. Il suo collo, un po' lungo, sosteneva una testa alta, senza fierezza, e la faceva sembrare più grande che in effetto non era. Quando mostrava il suo piede, sì infantile, sì petulante, si provava il desiderio irresistibile di baciarlo.