Che la dottrina del dottore fosse buona o cattiva—ed è pur la nostra—chi à mai scandagliato a che tiene lo zampillar del pensiero, ove allogasi la sede della vita? Ciò che certo è, gli è che l'abbarbagliante lamina di oro—cui, di lontano, il sole ripercosso dal mare fece scintillare ai suoi occhi—dissipò come per incanto il caos ammonticchiato nel suo spirito, ed un'idea lo colpì.

Di un lampo, egli percorse ed acciuffò il suo avvenire; formolò un progetto.

Diede l'ordine di tornare a Nicastro. Ma allo scander misurato del passo del suo cavallo, gli avvenimenti, o, per meglio dire, i disegni, si svilupparono nella sua mente.

—Io sono vecchio—pensava egli. Fra non guari non sarò più in istato di lottare, e meno ancora di spezzare la stolida corrente della società quale essa è. Sono solo. Quando non sarò più forte abbastanza per tenermi in piedi e fuori la portata della folla, io cadrò. Ed altri, che procedono di già sulle mie piste, passeranno sul mio corpo. La miseria, l'umiliazione, forse il castigo, si rovesceranno su me. Io ò bisogno di lusso. O' abitudini di benessere che esigono una spesa enorme, e quindi dei guadagni eccessivi. Il delitto, l'imbecillità, le passioni, e gl'interessi degli altri àn provveduto fin qui alla mia esistenza. Li ò trafficati e taglieggiati, tenendomi in guardia ed imponendomi quando invitato non ero. Poichè dessi vivevano nel male e del male, che io mi fossi angelo o demone, avevano a subirmi…

Il conte si fermò un istante sul passato. Poi la sua meditazione si slanciò sulle onde dell'avvenire.

—Fra poco—pensava egli—io non potrò più nulla di tutto ciò, e chi sa? Per una monelleria della provvidenza—come essi la chiamano—lo schifo, sì abilmente condotto per trent'anni, potrebbe naufragare alla fine su quella spiaggia inetta e goffa che si addimanda la polizia correzionale o le Assisi… Fermiamoci a tempo. D'altronde, proviamo un po' dell'altra linea—di quella che addimandasi retta, perchè tutta la plebe la segue più o meno, e perchè il Codice l'à autorizzata, la religione l'à consacrata. Perchè no? Con l'abilità di un jockey abituato alla corsa sur un cammino accidentato, la corsa sur una via piana potrebbe essere, egualmente profittevole. Ma, ad ogni modo, è mestieri munirsi di un parafulmine e di un paracadute, per qualunque cosa possa arrivare. Quella piccola zingara, la di cui bellezza si annunzia con tante promesse, potrebbe contenere la mia salvezza. Le darò un'educazione brillante e spigliata; le aprirò tutte le porte del gran mondo di Parigi; sarò un mistero per coloro che vorranno scandagliare le mie dovizie… Sia dunque per le speranze che si allogheranno sulla mia successione—speranze cui raddoppierò in raddoppiando di lusso; sia per l'abbagliante bellezza della fanciulla, ella si mariterà riccamente… o soccomberà come una regina. Allora finchè lo potrò, seguirò la mia via. Quando poi sarò stanco, quando il pericolo sarà sicuro, io avrò il mio piccolo nido assicurato nei di lei penati—il mio Hôtel des Invalides—prima del suicidio. Perocchè, se ella guazza fra i milioni, potrei io morire all'ospedale, o avvelenarmi?… I creditori, avendo a traversare i cortili di un palazzo circondato da giardini e popolati di servi, divengono trattabili. Le diffidenze si spunteranno, quando mi si saprà coverto della corazza d'oro di mia nipote.

Questo progetto, materiale, volgare, sviluppato e seguìto in tutt'i suoi dettagli, spinto fino alle conseguenze le più remote dell'abiezione, dell'egoismo, della bassezza, del delitto, fermentò nello spirito del dottore.

E' lo mise poi in atto, circondandolo di tutte le precauzioni e di tutte le attrattive che dovevano farlo riescire.

Regina rispose a tutto, meravigliosamente. La macchina del conte di Nubo funzionò superbamente. Ella attirò tutti gli sguardi; svegliò tutte le avidità le più sfrenate. Regina ebbe un successo di voga nel mondo: fu alla moda, fu la lionne della stagione. Gli amorazzi, gli amoretti, le seduzioni, le tentazioni, le dimande in matrimonio piovvero a catinelle.

Il dottore restò saldo.