Il principe di Storkine andava a procedere alla verifica delle carte, quando il duca, ritrovando infine la parola, balbutì di una voce estinta:

—L'è inutile, signori. Che mi volete voi?

—Come!—gridò il conte di Kormoff.

Il principe di Lavandall s'interpose, interrompendolo, e disse:

—Adagio. Il più insultato qui, sono io. Mi occorre una riparazione eclatante. Scegliete, signore,—aggiunse egli, indirizzandosi a Balbek con piglio altero: O io apro questa porta e convoco tutti qui, per constatare che l'ambasciatore di Commodo V ruba al giuoco, o fo chiamare la polizia e vi consegno alla giustizia; o voi andrete a scrivere qui—e noi la firmeremo tutti—una dichiarazione, che voi avete rubato al giuoco in casa mia.

Un momento di silenzio seguì questa sentenza omicida.

Tutti gli sguardi s'inchiodarono sul viso cadaverico del disgraziato, cui i due pugni di ferro dei signori Russi tenevano ribadito sulla sua sedia.

E' disse, in fine, di una voce cavernosa:

—Se scrivo, che uso farete della mia dichiarazione?

—La conserverò, per restituirvela forse, quando sarete corretto.