XIII.

Una fine di capitolo, cui le signorine… leggeranno di soppiatto.

Il dì dopo, a mezzogiorno, il conte di Nubo si presentò al palazzo di
Lavandall, e parlò a lungo col principe.

Uscendo di là, il dottore se ne andò di galoppo dall'agente di cambio.

Il principe si presentò al palazzo del duca di Balbek, e prese motto della duchessa.

Il fine del principe era restato lo stesso; ma aveva cangiato il piano di attacco.

Voleva ad ogni costo ottenere le carte del duca di Balbek.

Lo aveva gittato nella trappola di Morella per obbligarlo a vendere, e vendere a prezzo più mite.

L'avea ruinato per mezzo dell'amore. E si approntava già a mettergli l'asta alla gola per la vendita, quando Tob udì la conversazione del duca e del dottore—il quale pingeva lo stato miserabile dei fatti loro.

Tob intravide lo spediente infame cui andava a sperimentarsi. Osservò il duca, dopo la partenza del dottore, e lo vide accomodare due giuochi di carte, poi esercitarsi a cacciarseli in tasca e cavarneli fuori, come un giuocatore di bossoli.