—Adriano—gridò Morella, ringhiando. Tu dovevi per lo meno dirmi che ricevevi delle duchesse! Avrei fatto un tocchino di toilette.

—Signora—rispose Adriano di un tono calmo, freddo, ma severo—la duchessa è mia cugina, ed è la prima volta che mi fa l'onore di mettere il piede qui. Ella à probabilmente una ragione straordinariamente grave di parlarmi. Noi dobbiamo esser soli.

In questo mentre, Vitaliana si era ritirata in disparte, e guardava l'abbozzo di una capra sur un cavalletto.

—Tu mi scacci dunque?—gridò Morella impallidendo.

—Vi riconduco, signora—riprese Adriano. Dappoichè la mia casa è stata santificata da quella nobile donna, alcun'altra non vi metterà più il piede oggimai. Ve lo prometto.

—Adriano!—sclamò Morella di una voce soffocata. Io non sono mica in vena di centellar madrigali. Codesta facezia mi disgrada. Mi avevan gittato sotto i piedi il marito di quella donna, senza che io me l'avessi cercato. Ella lo à ripescato. Mille grazie. Che se ne vada. Qui, tu lo sai, non vi è posto per gli angeli. Io ti amo. Ti amo per me, per conto mio. Non ti detti mai un lecco di motivo per lamentarti. Tu sei stato la gioia che à addolcito per un anno il mio dovere o la mia fatalità… Non si manda a bricioli in un istante codesto, senza ragione, solo perchè piace ad una duchessa venire da te. Le duchesse non vanno, d'usanza, in casa dei giovanotti. I cugini non sono così galanti verso cugine cui non amano. Io resto. Io mi difenderò.

—Vogliate perdonarmi, Vitaliana, questo incontro disgraziato. Poteva io prevedere…?

Vitaliana fece un movimento di disgusto e si diresse verso la porta.
Adriano le si parò dinanzi e soggiunse:

—Ve ne supplico in nome di mia madre: restate. Io conosco già la ragione che vi conduce qui. Io sono il vostro solo parente, il vostro solo appoggio. Non verrò meno al vostro appello. Se quella donna non ci lascia soli, io suono…

—Come?—gridò Morella.