—Voi credete?

—Ditemi, a tutto azzardo, se voi opinate che introdursi in casa di qualcuno che è assente, aprire i mobili, pigliarvi un portafogli con delle carte, non sia il caso di aver dei rimorsi e di offrire delle spieghe.

—Gli è inutile l'andar per circuiti—gridò Adriano con impazienza.
Precisate i fatti.

—Precisare! Ma e' mi sembra che io mi abbia messo il proposito assai chiaramente. Gli è vero, sì o no, che voi siete venuto ieri mattina, alle otto, in casa mia?

—Sì. E poi?

—Gli è vero, sì o no, che vi si è fatto attendere nella mia camera da letto, a richiesta vostra, per fumare liberamente, avete voi detto?

—Sì. Continuate.

—Continuo, certo, perocchè non vi è che voi che siate entrato in quella camera. Ora: siete voi che avete aperto uno stipetto a capo del mio letto, e che ne avete tolto un taccuino di velluto violetto, con delle carte di Stato?

—Sissignore!—gridò Adriano, levandosi. Conchiudete.

—Ah! voi lo confessate dunque?—borbottò il duca, tremando di collera. Siete voi dunque che avete rubate le mie carte!