—Si amano.
—Ne siete voi ben certo, di parte della duchessa?
—La cameriera—che fin qui fu al soldo del conte di Alleux per riferirgli tutto ciò che Vitaliana faceva—è passata al soldo mio, adesso che il conte viene due volte al giorno ad informarsene da Vitaliana ella stessa. Questa cameriera dunque me lo assevera.
—Allora, partite.
—Impossibile. Osservatemi come sono cangiato. La mia vita è un letto di aculeo. Dovunque io mi giri, gli è tenebre. Dovunque io mi proponga abbordare, gli è l'onta, il delitto o la morte. Non oso più escire, ed ò paura di restare a casa. Se veggo un fanciullo nelle vie, il singhiozzo, il soffoco mi prendono. Se incontro una coppia felice, le lagrime inondano gli occhi miei. Io trovo uno scherno in tutti gli accenti. Ogni parola mi sembra un'allusione. Si direbbe che una mano invisibile scriva le mie colpe sulla mia fronte, e che ciascuno ve le legga. I miei colleghi mi squadrano singolarmente. Morella non mi discaccia neppur più; io non esisto più per lei! Sono andato al teatro, pensando distrarmi; ò creduto riconoscere che mi avevano messo in iscena. Sono andato al ballo della mezza-quaresima; una maschera si è avvicinata e mi à detto: «Ai tu incontrato tua moglie?» Evitano al club di giocare con me. Io trascino nelle feste un piglio che mette le donne in fuga, gli uomini in guardia. All'ultimo ballo delle Tuileries, la regina non mi à parlato. E dietro a me, un militare chiedeva ad un altro, facendo certo allusione ai casi miei: «Come vanno le vostre colombe?»
—Non ne avete dunque mica abbastanza di guai reali, che ve ne create tanti con l'immaginazione?—dimandò il dottore.
—L'immaginazione non alloggia in casa mia. Gli è il fatto materiale che mi schiaccia. Avevo una posizione: me ne cacciano! Avevo una casa: me ne esiliano! Avevo credito: è distrutto! Avevo dei documenti che mi potevano permettere di forzare le porte del favore e scongiurare la disgrazia: me li ànno rubati! Avevo un'amante: me l'ànno sedotta, e se ne vola con l'ultimo mio scudo! Avevo una moglie: si mette al suo capezzale una pistola, ed una spada per interdirmene l'approccio. I miei famigliari sono spie. La mia casa un Calvario… E, malgrado ciò, bisogna che fra due settimane io la lasci!
—Cazzica! se v'incomodate qualcuno!
—Oh! che notti sono le mie, dottore! Vagabondo per Parigi, tanto che io non mi caggia spossato. Io cionco senza potermi ubbriacare ed obliare! Ritorno a casa inzaccherato, lasso, infetto. Credo che quel letto, il quale, ieri ancora mi offriva il sonno, mi tenda le braccia: la disperazione vi si apposta, l'insonnia vi sibila di tutti i suoi serpenti! Le tenebre sono implacabili: non vi è fantasma che non vi sputi le sue furie. Io mi alzo scacciato dall'incubo delle visioni, dei desideri, dei delirii, dei rimorsi, della gelosia… tutto il mondo dell'inferno si rizza sulla mia fronte! Ed io vo, corro, urto a tutti gli angoli, investo tutti i mobili, mi rotolo sul tappeto, striscio, mi trascino fino alla porta di lei… Dessa è chiusa! Ella è rinchiusa! Ma io odo quella respirazione dolce, calma, eguale, talvolta un piccolo gemito… La pace è colà!… forse anco un'anima che pronunziò la sua finale sentenza—e trova il riposo nella risoluzione estrema. Guardo attraverso il buco della serratura quel nido rischiarato da una luce d'ambra… Ecco le sue vesti; ecco la psiche che la rifletteva or ora, facendosi bella per un altro; ecco le sue calze, le sue pantofole… Ella sogna… delle parole le sfuggono dal cuore… Io brucio ed i miei piedi sono nudi, il mio petto è nudo, appena se sono coverto… Vado a picchiare? vado a chiamare? vado a torcermi alle sue ginocchia e gridare: grazia!?… Oh! giammai! Tre parole implacabili sono nella sua bocca: codardo, ladro, infame! Me ne fuggo e ritorno nella mia camera per vegliare, inabissarmi e riflettere… riflettere che, qualche ora innanzi, quella medesima bocca, che à per me propositi sì feroci, diceva ad un altro: io ti amo! Ed ecco i miei giorni, ecco le mie notti. E malgrado ciò, lo ripeto, notti e giorni sono contati.
—Siete voi deciso a partire?