—Nominatemela.
—Mia nipote.
Augusta saltò dal suo canapè e levossi in piedi, il viso pallido, gli occhi spalancati.
—Sì, mia nipote se n'è ita la notte scorsa—rispose il dottore.
—Ma in questo caso…
—Ma, in questo caso, come io non ò nulla a farmi del vostro poeta, ed abbisogno di mia nipote, io conto che voi agirete con prudenza e non bruscherete le cose, per non perder tutto irreparabilmente.
—Io perdo la bussola! sclamò Augusta ricadendo affranta sul canapè.
—Prestatemi il vostro principe di Lavandall.
—Impossibile. Voi lo sapete: egli è la mia provvidenza.
—Io v'ò detto: prestatemi il principe.