La donna à sempre, in fondo, un pensiero d'avvenire. In ogni cosa, ella sfiora il presente e passa senza fermarvisi. Il presente è un gradino di quella scala di Giacobbe cui ella vede perennemente rizzarsi dinanzi ai suoi occhi, avendo a cima quell'angelo ideale verso il quale ella aspira sempre, e cui non stringe giammai. L'è l'essenza della sua natura di edera—natura incompleta che mai non si basta.

Questa epopea di amore durò due mesi. Ma alla perfine l'ora della realtà scoccò.

Sergio, vero galeotto del pensiero, aveva contratto impegni per procurarsi quattrini. Lo si chiamava a Parigi per tenerli.

E' doveva somministrare un romanzo, in sei volumi, ad un giornale—romanzo di cui non aveva dato che il titolo: I Sesti Piani di Parigi. Del resto, non aveva abbozzato nè manco un'idea. Partendo, erasi proposto di meditare il suo soggetto viaggiando. Ed infatti, aveva di tempo in tempo fantasticato un tantino sul tema. Ma, avendo cominciato dal rêver dei sesti piani, era poi poco a poco disceso al primo, dove erasi visto con Regina, in uno splendido appartamento, circondato di lusso, di fiori, di felicità.

Sergio parlò dunque di ritorno—tanto più che il clima di Scozia cominciava a divenir rigido pel loro vagabondare.

Partirono quindi in sulla fine di settembre.

Sergio di Linsac aveva pregato il suo amico Marco di Beauvois di trovargli un alloggio e di farlo mobigliare alla larga, riserbandosi di ornarlo affatto secondo il gusto di sua moglie, al loro ritorno. Egli aveva ceduto il suo appartamentino da scapolo a Marco. Questi gli aveva procacciato un piccolo chalet, tra due giardini, nella via di Boulogne—dimora appartata, tranquilla, civettuola.

Regina trovolla stupenda e l'addobbò a magìa.

Lisa li serviva.

Qualche giorno dopo il loro arrivo a Parigi, Regina scrisse al dottore di Nubo una lettera meno burliera della prima. Alla quale il dottore non rispose. Alla vigilia del giorno prefisso per legittimare il matrimonio secondo le leggi francesi, Regina si recò dal suo ex-zio e gli portò una lettera di suo marito. Il dottore ricevè la sua ex-nipote gelidamente, non le diresse un motto di rimprovero, non fece alcuna allusione al passato. Gettò l'epistola di Sergio sul tavolo senza aprirla, e non andò nè al municipio, nè alla chiesa.