Sergio, capitano nella stampa quotidiana, lasciava dunque Regina assai soventi soletta, per delle lunghe sere, dopo aver passato tutto un giorno nel suo studio.

Egli vedevala per un istante all'ora dell'asciolvere; poi rientrando, ad un'ora del mattino, e' sedeva alle sponde del letto di Regina e chiacchierava con lei fino alle tre.

Egli era obbligato a desinare in città parecchie volte nella settimana. Lo si sapeva uomo di spirito, ed i suoi protettori lo servivano come un hors d'oeuvre ai loro commensali.

Quando era ben stanco, addormentavasi a fianco di sua moglie. Ma alle 8 del mattino, il galeotto ripigliava la sua catena—e via!

Regina aveva conosciuto Sergio nei libri scritti da lui, e nel mondo. Ella aveva per conseguenza conosciuto la maschera—direi meglio l'attore—Ed erasi invaghita di lui come un'educanda—avvegnachè la fosse di già bene sveglia e bene allerta. Ella aveva rinvenuto il medesimo essere durante i due mesi di peregrinazione passati insieme. Imperciocchè lì, Sergio erasi completamente obliato, aveva messo la sordina all'ebbolizioni del suo cervello; aveva rilegato ben lontano l'esigenze di Parigi, ed aveva vissuto del cuore. Adesso, egli aveva ripreso il suo giogo… E Regina nol riconosceva più.

—Me l'ànno cangiato—ella dicevasi—o egli m'à stranamente mistificata.

Ella pertanto non querelavasi. Però, un lievito di amarezza cominciava a germogliare nella sua anima. Non rimpiangeva nulla ancora, ma rifletteva.

A che rifletteva dessa?

L'ora giunse.

Le feste cominciarono.