Quando il principe la lasciò, per discrezione, Alberto Dehal—che assisteva anch'egli a quel ballo e che l'aveva covata degli occhi senza volgerle la parola, come fatto aveva all'ambasciata d'Austria, le si accostò.

—Madama, vorreste farmi la grazia di un giro di walzer? chiese egli con voce commossa.

—Volevo riposarmi, signore—rispose Regina—ma a voi non posso rifiutare.

Levossi.

Alberto la prese fra le sue braccia.

Era estremamente pallido; si sentiva quasi svenire sotto il peso di quella donna, cui aveva tanto amata e cui amava ancor tanto! Si lanciarono alla danza.

—Madama—le sussurrò Alberto all'orecchio—non mettete giammai più il piede in questa casa, e diffidate.

—Di grazia, di che?

—Questa casa vi contamina. Voi siete in una gabbia di tigri. Partite all'istante. Non vi tornate più, e silenzio… silenzio assoluto!

Egli condusse Regina al suo posto e partì.