Regina rimase pensierosa. Poco dopo lasciò il ballo anch'ella. Non disse ad alcuno delle parole di Alberto. Però, riferì a suo marito di essere stata a quel ballo.

—Regina—rispose Sergio di un accento profondamente attristato—va pure nel mondo quanto ti aggrada. Frequenta i balli ufficiali e diplomatici, i balli del Faubourg… ma, se vuoi piacermi, fuggi il mondo borghese e quello dei finanzieri, checchè si siano. Io li detesto.

—Perchè dunque, amico mio?

—Li detesto d'istinto. Nelle regioni elevate, la corruzione, la seduzione, il vizio, la belletta non mancano di certo. Però, se tutto codesto disonora, codesto non imbratta. Imperocchè, quella gente sa orpellare il fondo con la forma. Ora, gli è vergognoso confessarlo, ma ciò è; noi viviamo per gli altri, molto; per noi, poco.

—Ài tu qualche cosa a rimproverare alla signora Thibault?

—Ella è una cliente di tuo zio. Ciò basta. Mi astengo parlarne.

—Ti comprendo amico mio. Non avrai più rimprocci a farmi.

Qualche giorno dopo, il dottore invitava Regina ad un ballo dal ministro della marina. Regina esitò.

—Come?—sclamò il dottore—saresti di già stufa?

—Magari, no.