—E voi credete che codesto prodigio di donna esista?
—Io la conosco.
—E che dovrebbe far ella, codesta donna miracolo, alla fin fine?
—La donna—niente altro che la donna.
—Oh!
—Vestire splendidamente ed elegantemente, correr le feste, frequentare i balli ufficiali, ricevere, cinguettare, ascoltare, comprendere, rammentarsi, e…
—Riferire… n'è vero, eh?
—Raccontare. Vi àn degli uomini che scrivono ai dì nostri la cronaca contemporanea come Saint-Simon, il cardinale di Retz, ed altri scrivevano la cronaca dei tempi loro. V'è la mania delle Memorie, delle auto biografie… Vi àn dei curiosi assai ricchi per pagarsi gli aneddoti, i si dice, i motti, il racconto degl'intrighi dei saloni; sapere ciò che Parigi ciarla, ciò che Parigi pensa, ciò che Parigi delira, ciò che Parigi fantastica, ciò che progettasi e ciò che si è in via di compiere. Vi sono dei signori stranieri, i quali, per allietare le nere cure dei loro sovrani, amano scriver loro delle follie di Parigi e tutto ciò che fermenta sotto il cranio di questa città turbinosa—come il principe di Talleyrand scriveva a Luigi XVIII tutto ciò che occorreva nei saloni di Vienna, al tempo del congresso… come la contessa di Lieven scrive alli Tzar Alessandro e Nicola…
—Ed il mio curioso in quistione, caro zio, non abiterebbe desso, per azzardo, nella via di Jérusalem, eh?¹
¹ In questa via è la prefettura di polizia.