—No, carina—rispose il dottore dopo un minuto di silenzio. Egli abita la via di Amsterdam, e chiamasi il principe di Lavandall.

—Bene. E ciò che codesto nobile signore richiede da codesta donna non si addimanderebbe, con nome proprio, senza ambiguità, con l'impertinenza sfrontata di un dizionario… dite, dottore, non si addimanderebbe desso spionaggio?

—Bazzeccole! stoltezza! L'uomo che riceve quaranta soldi al dì, e la spesa di ciò che consuma nei luoghi pubblici, spia. La donna che palpa 12,000 franchi di onorario, 24,000 franchi per toilette, e 20,000 per spese di ricevimento, osserva. L'è la logica del mondo… e della lingua.

—Tentatore!—gridò Regina levandosi di botto… e fuggendo.

Ella aprì la porta del salone e fece un passo nell'anticamera, poi si fermò. Riflettè quivi un istante, come qualcuno che cerca qualcosa. Poscia ritornò su i suoi passi, riaprì un filetto della porta del salone, passò di quivi la sua testolina svegliata, e mandò dentro, in uno scroscio di riso:

—Caro zio, accetto il ballo dal ministro della marina. E partì.

Il dottore di Nubo restò, degli occhi devaricati sulla porta, e borbottò:

—La tengo. Sarò vendicato!

Disgraziato! Egli non sospettava che veniva di pronunziare la sentenza di morte di quella creatura di venti anni!

XI.