—Sì, riflettiamo. La morale impone di non calunniare e di non ripetere la maldicenze, di non portare intorno cose che potrebbero danneggiare l'onore e la vita delle persone. Sia. Ora, che la Francia civetti con la Russia, che l'Inghilterra cospiri con la Germania, e che si mettano in quattro per ingoiare di un sol boccone la Turchia, l'Italia… che importami, a me? Ciò si dice, ciò si pensa, ciò si fa… Se male ci è, essi non debbono fare il male. Lo fanno? Tanto peggio. Io lo appuro, me lo dicono, l'odo… e lo ripeto come un altro—ve'! proprio proprio come un giornale! Non resterebbe dunque, tutto al più, che una questione di data: io lo saprei e lo direi per la prima. Oh! ecco poi il gran delitto! Peccato da calendario. Cinquanta mila franchi ne assolvono ben d'altri, nel seno della chiesa! Ma tratterebbesi, a quanto pare, di forzare a parlare e di profittare dei miei mezzi di seduzione per cavar dei segreti, dei… che so io? Bah! non si vede che codesto in società, lo si vede tutti i dì… e ve n'àn pure di quelle che profittano di questi vantaggi per saccheggiare i bietoloni. Io farò parlare. Benissimo. Se l'agente di un governo qualunque è così malaccorto di parlare, tanto meglio che lo si smascheri. Egli non sarà impiegato più nella bisogna, e non sarà più periglioso.

Regina si assise di nuovo, e gli occhi fissi sur un pastello bozzato continuò a vaneggiare.

—Ma che uffizio superbo è poi quello di ricevere alti funzionari, e quindi della gente del corpo diplomatico, e poi dei giornalisti serii, ed inoltre il mondo della corte, dei generali, dei grossi banchieri, il nunzio… Trovo che davvero 20,000 franchi è troppo poco per codesto… Sì troppo, troppo poco… Occorrerà dimandare un aumento di dotazione sulle spese di rappresentazione. E chi lo saprà? Io sono a chiedermelo. Nè il principe, nè il dottore, nè io, certo, ne parleremo. Sarebbe dunque il diavolo che si accollerebbe codesta brutta bisogna per nulla? Decisamente, io penso che posso accettare. Il conte di Nubo, del resto, che è stato il mio miglior amico, non mi avrebbe consigliato una cosa simile, se la fosse stata cattiva.

Dopo questo esame di coscienza, dopo questa espansione di confidenza, Regina ebbe un novello accesso di dubbio. In seguito, una nuova crisi di bramosia. Poi ancora delle paure novelle. Ella bilicò infine su questa altalena per due giorni. Sovvennesi però di aver detto a suo zio, in un primo slancio di leggierezza, ch'ella accettava l'invito al ballo del ministro della marina. Se ne pentì. Poi se ne consolò sclamando:

—Il primo impulso è sempre il più retto; ed ò ben fatto. Ma la toilette?

Questo spettro offuscava il quadro.

Il dottore di Nubo, dal lato suo, sospettava bene della lotta che infuriava nel cuore della giovane. E' sapeva troppo bene di avervi gettato il germe di un cancro. Lasciò a questo germe pigliarvi vita e radice. Però, per accelerare lo sboccio, egli scrisse questo vigliettino alla nipote:

«Mio bell'angelo, il proprietario delle Villes de France mi deve qualche moneta. Vuoi tu darti la pena di andarla a toccare, in mercanzie? È l'ultimo credito che posseggo sui marcanti di mode. Profittane. Ti bacio su quel bel fronte ripieno di capricci.»

Il colpo fu decisivo.

Regina si dette una toilette splendida. Ed otto giorni dopo il sermone del dottore, si recò al ballo della rue Royale.