XIII.

Il giornale del segugio.

La sera, egli covava sua moglie di uno sguardo di desiderio ineffabile.

Giammai e' non l'aveva trovata così bella. E' ripentivasi della vigliaccheria di averla sospettata. E' voleva quasi confessare il suo errore e dimandarle perdono. La prese fra le sue braccia. L'assise sulle sue ginocchia. Le baciò la punta delle dita.

—To' il bel braccialetto che tu ài lì!—le disse egli. Io ignorava che tu avessi quel gioiello.

—Infatti, è lo zio che mel regalò ieri—ed io obliai mostrartelo.

Sergio ringuainò la confessione espansiva ch'era sul punto di farle, e parlò d'altro.

Sergio aveva compreso che per giudicare la condotta di sua moglie con un po' d'insieme non bisognava fermarsi ad un sol giorno della vita di lei, ma sorvegliarla per parecchi dì. Laonde, egli aveva pagato per cinque giorni, dicendo a madama Goupil, che andrebbe a prender egli stesso il giornale, o piuttosto il cartolare dell'investigamento.

Vi andò infatti al quinto giorno.

Madama Goupil gli rimise il quadernetto seguente: