VI.
Aezio ed Eudossio predicarono la differenza assoluta del Padre e del Figlio. Costanzo firmò la loro condanna nel Concilio d'Ancira, e convocò un Concilio a Rimini per gli Occidentali, a Seleucia per gli Orientali. I Padri di Rimini accettarono la fede della Corte; quelli di Seleucia, tutti ariani, resistettero. Il Concilio di Costantinopoli, composto di delegati delle due assemblee, sancì la formula di Rimini.
Giuliano, salito al trono, riaperse i tempii degli dei per tenersi neutrale in mezzo a tutti i culti. Ma ei non teneva conto de'partiti. Altri Concilii si riunirono; ed in fine, l'Occidente rimase pressochè fedele alle dottrine di Nicea, l'Oriente si divise tra le differenti sètte ariane.
Gioviano, benchè consustanzialista, lasciò piena libertà a tutte le sètte. Il Concilio d'Antiochia (363) si uniformò alle credenze di Rimini, e, risalendo alla formula di Nicea, tenne per l'omiusios. Il semi-arianismo trionfò.
La tolleranza di Valentiniano diede buon giuoco ai consustanzialisti.
Il Concilio di Lampsaca diede un forte colpo all'arianismo orientale. Il Concilio di Roma decise il trionfo, estendendo la consustanzialità sino allo Spirito Santo. Quello d'Illiria confermò queste decisioni: e Valentiniano, notificandole alle Chiese dell'Asia, ordinò di rendere i vescovi, più ch'era possibile, ereditarii.
Graziano fu tollerante come il padre.
L'ondulazione della fede seguiva la credenza degl'imperatori, che davano il tono alla Chiesa. Il vescovo di Roma prudentemente la subiva. E però la pace stava forse per istabilirsi, allorchè Teodosio impose a tutto l'Impero il consustanzialismo professato dal vescovo di Roma. Ma le sètte ariane si opposero a quest'ordine; e Teodosio convocò il secondo Concilio ecumenico a Costantinopoli, per far prevalere le sue dottrine e dare all'Impero l'unità della fede.