Centocinquanta Padri si affrettarono, come sempre, ad adempiere la volontà imperiale. Nel 381 essi ratificarono la formula di Nicea, e conservarono sulla sedia di Costantinopoli Nettario, un vecchio non ancora battezzato, ma protetto dall'imperatore. Poi usarono allo Spirito Santo la cortesia di dichiararlo signore vivificante, che procede dal Padre.

Più tardi, la posizione della terza persona, «che prima degli Ariani era stata poca cosa», dice Potter, fu regolata dal Filioque, aggiunto al simbolo, prima in Spagna nel 447, poi in Francia, nel Concilio di Lione, l'anno 1274; e finalmente a Roma, che lo fece procedere anche dal Figlio.

Teodosio convertì in legge dello Stato i decreti del Concilio, e li promulgò. San Gregorio Nazianzeno chiamò codesto Concilio scena da taverna. Roma non lo considera come ecumenico.

Proscritta l'eresia per decreto sovrano, Teodosio credeva di poter incrociare le braccia; ma la sua gioia non durò più di quanto duri codesto genere di decreti—otto giorni di terrore! La reazione succedette in breve: l'arianismo mutò forma in Asia, ma si stabili in Europa ed in Africa.

Teodosio capi d'essere ridicolo ed impolitico, e moderò il proprio zelo.


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VII.

Il cristianesimo orientale prese allora tendenze mistiche. Queste tendenze produssero un numero considerevole di sètte, tutte comprese sotto il nome di gnosticismo. Le credenze de' gnostici, mescolate di sogni i più strani e di pratiche carnali le più esagerate, dovevano naturalmente sedurre le donne. Esse si diedero quindi a praticare, propagare e predicare le dottrine gnostiche, ne divennero le apostole e le sacerdotesse.

I Concilii cominciarono l'opera loro, ed apersero il fuoco del combattimento. Il Concilio di Saragozza condannò i Priscilliani. Questa condanna diede alla sètta un forte impulso, e la consolidò nelle Gallie ed in Italia. L'imperatore Massimo la fece giudicare dal Concilio di Bordeaux. Priscilliano e sei altri gnostici furono giustiziati, altri esiliati—e il priscillianismo prosperò[5].